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Servo di Dio Leopoldo Maria Musso Fratello francescano

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Terruggia, Alessandria, 30 gennaio 1850 Torino, 27 gennaio 1922


Luigi Musso nasce il 30 gennaio 1850 a Terruggia, nell’alessandrino, da genitori dignitosamente umili, che lavorano come giardinieri presso le nobili famiglie monferrine di metà Ottocento. E Luigi non sarà da meno, perché i due terzi della sua vita li passerà anche lui a servizio dei nobili: ufficialmente cucinando per loro, in realtà edificando e spingendo al bene i suoi padroni, i loro ospiti e più in generale tutti quelli che incontra.
La sua istruzione non va oltre la terza elementare: i mezzi della famiglia e, forse, la sua stessa intelligenza non gli consentono di fare di più. Così a 16 anni inizia a lavorare in casa d’altri come cocchiere e factotum. Poi si specializza come cuoco e la cucina diventa il suo regno indiscusso.
I suoi primi miracoli consistono nel far quadrare i “conti della serva”: comprare cioè quanto basta, con i soldi che gli sono assegnati giornalmente, perché oltre ai padroni possa mangiare anche tutta la servitù. E quando i miracoli proprio non gli riescono, resta a bocca asciutta lui, ma nessun altro manca del necessario.
Aiuta i poveri togliendosi il pane di bocca e non prendendolo dalla mensa dei padroni. Dato poi che la carità non è fatta solo di pane, pensa anche ai bisogni spirituali della gente. A Viale, paese di villeggiatura dei conti Caissotti di Chiusano, si mette a disposizione del parroco e riesce a far rifiorire il fervore e la fede di un’intera parrocchia.
Più difficile è la collaborazione con il parroco di Terruggia, un po’ nevrastenico e forse anche geloso dell’ascendente di Luigi sulla gente, che gli mette i bastoni tra le ruote. Luigi, con pazienza e dolcezza, si fa da parte e aspetta tempi migliori, pronto a tornare in pista appena il parroco gli fa un cenno.
È un attivissimo laico di Azione Cattolica, che prega tanto, fa la comunione tutti i giorni, insegna catechismo. Per qualcuno è un vero peccato che un giovanotto così non pensi al convento o al sacerdozio; Luigi invece ci pensa, sapendo però di avere anche precisi doveri famigliari da assolvere, a cominciare dalla mamma malata che deve assistere.
Quando questa chiude gli occhi, l’11 maggio 1900, Luigi non perde più tempo e bussa alla porta del convento francescano in via san Quintino a Torino. Insieme al saio gli danno anche il nuovo nome di Fra Leopoldo Maria, nel 1905 fa la sua prima professione religiosa e lo assegnano al convento di San Tommaso.
Continua a fare il cuoco: come prima, direbbe qualcuno; meglio di prima bisogna invece affermare, perché i Voti pronunciati lo spingono decisamente sulla strada della mistica, aiutato anche dalla straordinaria ed insolita “concentrazione di santità” che si registra al San Tommaso, frequentato dal fior fiore del cattolicesimo torinese di inizio Novecento.
All’umile Fratello Laico che fa il cuoco e a volte il portinaio, sempre sorridente e gentile, si accorre per consigli, richieste di preghiere, aiuto di qualsiasi genere. A tutti risponde, con sorprendente lucidità, come se fosse ispirato e attingesse risposta direttamente dall’Aldilà: se ne accorgono ricchi e poveri, nobili e cardinali.
Nel 1919 gli nasce in cuore, per ispirazione divina dice lui, l’idea di un’istituzione che insegni un mestiere educando cristianamente gli operai. È l’inizio della “Casa di Carità Arti e Mestieri”, che come tutte le opere di Dio gli procura dispiaceri, affanni, diffidenze e sospetti, addirittura il divieto di incontrare e parlare con gli estranei.
Muore dolcemente il 27 gennaio 1922, come aveva previsto, e il processo per la sua beatificazione è avviato dal 1941.

Autore: Gianpiero Pettiti

 




Luigi Musso nacque, terzo di cinque figli, il 30 gennaio 1850 a Terruggia, in provincia di Alessandria e diocesi di Casale Monferrato. Fu battezzato lo stesso giorno della nascita dalla levatrice, a causa della sua salute non promettente.
Il pericolo passò e Luigi crebbe forte e robusto nel suo piccolo paese rurale. A sette anni ricevette la Cresima. Studiò fino alla terza elementare; a quei tempi, era già un traguardo.
Subito dopo, il padre Giuseppe lo collocò presso il medico di Terruggia come giardiniere e domestico. Luigi rimase lì fino ai 18 anni, quando fu obbligato a cercare un posto dove poteva guadagnare qualcosa in più.
Si trasferì quindi a Vercelli, lavorando in case private o di religiosi, sempre come domestico e giardiniere, dal 1869 al 1884. In seguito passò come cuoco presso i Conti Arborio Mella, dove rimase per cinque anni.
Nel 1889 venne assunto come cuoco nel Collegio Dal Pozzo di Vercelli, che gli diede una sicurezza economica necessaria per lui e per la madre Maria Cavallone, rimasta vedova. Nel Collegio cercò di continuare la sua formazione cristiana. Inoltre, appena libero dagli impegni della cucina, s’intratteneva con gli studenti per insegnare loro il catechismo.
Il suo ruolo di capo-cuoco integerrimo lo portò ad essere severo ed in contrasto con quanti volevano sfruttare la loro posizione in cucina, a danno del Collegio. La cosa non garbava ai colleghi, che cominciarono a mettere in giro calunnie nei suoi confronti. Le accuse si rivelarono false, ma ottennero l’effetto voluto: Luigi venne licenziato il 23 luglio 1889, senza possibilità di difendersi.
Trasferitosi a Torino nel 1890, divenne cuoco rinomato, fino al 1897, in casa dei Conti Caisotti di Chiusano. Nei momenti liberi riprese l’insegnamento del catechismo a S. Massimo. Trovò un’ottima guida spirituale nel padre barnabita Cozzi, della parrocchia di S. Dalmazzo: con lui iniziò il cammino di perfezione nella devozione verso l’Eucaristia ed il Crocifisso.
Si iscrisse all’Unione Uomini Cattolici di San Dalmazzo, diventando un membro molto attivo. Partecipava all’adorazione notturna nella chiesa della SS. Trinità. In seguito, preparato dal gesuita padre Zampieri, si consacrò al Cuore di Gesù nell’Oratorio della SS. Annunziata.
Nel maggio 1897, con dispiacere sia da parte sua, sia da quella dei padroni, dovette licenziarsi dai Conti Caisotti: ritornò a Terruggia per accudire la madre, ormai non più autosufficiente.
Ancora alla ricerca di un lavoro che gli permettesse nel contempo di essere vicino alla madre, lo trovò nel 1899 presso i padri Camilliani di Casale: vi rimase un anno, facendo la spola fra Terruggia e Casale, finché la madre morì l’11 maggio 1900.
Dopo alcuni mesi seguì a Torino un padre Camilliano, ormai deciso ad entrare in un Ordine religioso. Nel novembre 1900, Luigi si presentò invece al Convento di S. Antonio per essere accettato fra i Frati Minori; il suo Diario non rivela come ci arrivò. Il Padre Provinciale non lo accettò subito, ma lo aggregò al Terz’Ordine in prova; nel contempo avrebbe potuto continuare a fare il cuoco presso la comunità camilliana di San Giuseppe.
Il 18 gennaio 1901 fu accolto nell’Ordine Francescano, vestendone l’abito e prendendo il nome di fra Leopoldo Maria, Dopo tre giorni fu inviato nel convento di San Tommaso, dove ebbe la funzione di cuoco. Il 26 aprile 1909 fece i voti solenni.
Oltre che cuoco, ebbe l’incarico di diffondere i foglietti dell’Adorazione Quotidiana, che ideata, sostenuta e diffusa dalle sorelle Teresa e Giuseppina Comoglio e dal ferroviere Paolo Pio Perazzo, aveva il suo fulcro nella chiesa parrocchiale di San Tommaso Apostolo.
La vita di fra Leopoldo Maria, trascorsa fra i fornelli e le pentole, nascondeva però una notevole vena mistica. Già nel 1887, a Vercelli, aveva avuto un sogno in cui la Madonna Addolorata che gli disse: “Ricordati di ciò che ha sofferto mio figlio”. Nella chiesa di San Dalmazzo, una mattina, dopo la Comunione, avvertì una voce interiore: “Fra Me e te, in avvenire, ci sarà grande intimità”.
Questa intesa ebbe il suo completamento quando fra Leopoldo, nel 1912, conobbe un Fratello delle Scuole Cristiane, fratel Teodoreto (Giovanni) Garberoglio, il quale andava considerando l’idea di una speciale unione tra gli ex-allievi della comunità di Santa Pelagia, della quale all’epoca era direttore.
Il religioso lasalliano lo mise a parte dei suoi progetti, mentre il frate francescano, dal canto suo, l’incoraggiò a diffondere la “Devozione a Gesù Crocifisso”. Si trattava di una preghiera alle Cinque Piaghe di Gesù, composta da fra Leopoldo stesso. La “Devozione” fu diffusa poi in milioni di copie, approvata e benedetta dal papa Benedetto XV.
Il Crocifisso continuò a parlare con fra Leopoldo, chiedendogli un impegno speciale, che il frate segnò nel suo Diario al 24 novembre 1919: «Per salvare le anime, per formare nuove generazioni, si devono aprire Case di Carità per fare imparare ai giovani arti e mestieri…».
Fratel Teodoreto fu l’esecutore materiale di quel desiderio, nonché ispiratore dell’Unione Catechisti del SS. Crocifisso e di Maria Immacolata, approvata il 9 maggio 1914 (oggi Istituto Secolare). Attualmente, grazie all’abnegazione dei suoi aderenti, le Case di Carità sono una grande realtà, diffuse a Torino, in varie località del Piemonte, una nel Veneto e una ad Arequipa in Perù.
Come si vede, l’opera di fra Leopoldo uscì prorompente dalla cucina del convento di San Tommaso. Fu consigliere di sacerdoti e laici, nonostante la sua scarsa istruzione: a tutti dava risposte chiare, brevi, semplici e sicure. A lui si rivolgeva anche il già citato Paolo Pio Perazzo, che l’aveva conosciuto come cuoco e come frate di preghiera: gli confidava le sue amarezze e gli chiedeva di parlargli di Gesù.
Fra Leopoldo Maria Musso morì a Torino il 27 gennaio 1922. Nel 1948 la sua salma fu traslata nella cappella di Nostra Signora del Sacro Cuore della chiesa parrocchiale di San Tommaso Apostolo a Torino; in quella stessa cappella, il frate amava trascorrere le lunghe ore serali davanti alla statua della Vergine, che i torinesi chiamavano “Madonna dei disperati”.
Nella stessa chiesa sono sepolte anche Teresa e Giuseppina Comoglio, Paolo Pio Perazzo (Venerabile dal 1998) e un’altra Terziaria francescana, la vedova Lucia Bocchino.
Il processo informativo diocesano sull’eroicità delle sue virtù iniziò il 25 gennaio 1941 e si concluse il 4 giugno 1943. Gli scritti di fra Leopoldo, che riportano anche i suoi colloqui interiori con il Crocifisso e con la Madonna, sono stati approvati con decreto del 26 marzo 1963.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2017-07-22

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