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Servo di Dio Giovanni Minozzi

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Fondatore della Famiglia dei Discepoli e delle Ancelle del Signore.


Giovanni Minozzi nasce il 19 ottobre 1884 in una piccola frazione della montagna aquilana, in quella terra d’Abruzzo che sembra trasmettere ai propri figli la tenacia e il coraggio dei forti, l’indomita testardaggine dei coerenti, il grande ideale dell’amore.
Lo stesso nome che gli viene posto è presagio della sua grande vocazione, dal santo precursore di Gesù, suo patrono, egli assume tutte quelle qualità d’indomabile coraggio, di schietta sincerità, di grande fedeltà alla verità e alla giustizia.
Preta d’Amatrice, così si chiama il paesetto perso tra i monti, oggi sotto la giurisdizione della Provincia di Rieti, amabile e coronato dal verde, ormai spopolato di abitanti, ma ancora capace di parlare ai cuori.Qui è vissuto, circondato dall’affetto dei suoi, una famiglia che vanta di unire ai grandi valori cristiani sentimenti di amore alla patria, alla verità e ai grandi ideali di libertà, fraternità ed uguaglianza.
Sin da piccolo porta nel cuore un’idea costante: fare il bene, avere come finalità ad ogni cosa il bene, sempre, ovunque, comunque.
Mentre cresce in età, sapienza e grazia tra i profumati fiori, i verdi pascoli erbosi e le innevate montagne d’ Abruzzo, va prendendo vita dentro il suo animo ardente la vocazione al sacerdozio. Per questo passa dalla sua terra natale a Roma, dove frequenta con straordinari risultati i suoi studi dalla quinta elementare, al Ginnasio, Liceo, Filosofia, Teologia e infine all’Università statale.
Ordinato sacerdote l’8 luglio 1908, si sente subito chiamato sulle vie della Carità e della Missione per annunciare il Vangelo ai semplici e ai poveri.
Uomo dai grandi orizzonti la sua vita è sempre accompagnata dallo studio, dalla ricerca della conoscenza, dal continuo impegno apostolico.
Persino le vacanze estive, che egli trascorre tra la sua gente, diventano occasione di studio, di entusiasmante scoperta della bellezza dei monti e della natura, di dedizione al prossimo, attraverso l’esempio della vita e la costituzione di opere sociali tra i suoi paesani del Lago o tra i contadini delle masserie dell’Agro Romano.
La Provvidenza lo fa incontrare con un altro grande sacerdote, il barnabita Giovanni Semeria, attraverso una tragica vicenda, la terribile guerra mondiale del 1915-18.
I due ignari l’un dell’altro si trovano fianco a fianco come cappellani militari a condividere la barbarie della guerra, a vedere le tante vittime innocenti che questa mieteva a causa dell’ingiustizia di un popolo che vuole opprimere un altro popolo. Già tra i soldati vanno costituendo opere sociali importanti come le bibliotechine e le case del soldato, dove questi si ritrovano per rifocillare l’animo e la mente attraverso la lettura, il dialogo e l’amicizia.
Sui campi sterminati di battaglia, insanguinati dalle vittime, i due ormai fraterni amici raccolgono il testamento di quei padri di famiglia, che costretti a lasciare le loro case sono stati immolati per l’ideale della libertà. In quel testamento un anelito: la casa perduta, i figli lasciati orfani. Dinanzi a quell’anelito una promessa, quella di occuparsi alla fine della guerra di quei bambini rimasti senza padri e senza casa, specialmente nel Mezzogiorno d’Italia e nel Centro, che maggiormente hanno pagato un duro tributo alla guerra trascorsa.
Quando due innamorati di Dio si incontrano altro non può nascere che una grande opera. Così è stato per Minozzi e Semeria, che finita la guerra, fiduciosi della Provvidenza e armati della loro promessa, girano in lungo e largo l’Italia, raccolgono gli orfani, i bambini abbandonati, quegli adolescenti o giovani che rischiano l’emarginazione e la delinquenza. Senza nulla possedere, ma forti della fede, in pochi anni costruiscono tante case per questi innocenti, fucine di formazione, di preghiera, di impegno a preparare uomini per il futuro.
Nasce l’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia.
Il primo orfanotrofio è stato l’Istituto femminile di Amatrice, dove ospita alcune orfanelle. Ma subito sente forte l’importanza di costituire un orfanotrofio maschile. Dopo poco apre anche l’Istituto maschile, dove vengono costruite officine e scuole per centinaia di ragazzi orfani e abbandonati raccolti d’ogni dove.
Pian piano l’opera si estende dalla Sicilia alle colonie alpine di Courmayeur. Si cerca collaborazione attraverso i tanti Istituiti Religiosi già esistenti, così che l’Opera per il Mezzogiorno diventa attraverso lo strumento della carità un centro di comunione tra religiosi di diversi istituti.
Padre Minozzi intensifica anche la sua brillante azione di scrittore e poeta, lasciando una vasta raccolta di scritti e riflessioni. Il vasto campo che ha innanzi a se lo porta nella consapevolezza di istituire sacerdoti che potessero nel tempo portare avanti il suo ideale, sacerdoti santi e formati secondo il Cuore di Cristo, modellati al Santo Precursore Giovanni Battista , l’amico dello Sposo, preoccupati sempre di preparare nel cuore di ogni uomo la via al Signore. Così, incoraggiato anche dall’amico Padre Semeria, egli istituisce la Famiglia dei Discepoli, uomini di Dio che devono stare sempre alla scuola del Divino Maestro per apprendere l’amore e la gioia e trasmetterla al prossimo.
In seguito progetta la fondazione delle Suore Ancelle, che devono essere le dolci mamme di quei ragazzi raccolti dalla strada. La Provvidenza pone sui suoi passi Gina Valenti, una delle sue piccole orfanelle, ragazza brillante che alla scuola di Padre Minozzi ascolta la chiamata di Dio. Il miracolo si compie, la piccola orfana diventa la Madre e collabora con don Giovanni nella nuova fondazione religiosa. Con le due fondazioni l’Opera diventa più stabile e accresce di ora in ora.Alle due fondazioni religiose associa alla fine anche l’Associazione Nazionale degli ex-Alunni, perché si rinforzi il legame di famiglia tra l’Opera e quelli che ad essa si sono abbeverati.
Questa la sua eredità perché “…la gloria di Dio, sia ardentemente cercata nella santificazione propria e nella santificazione degli altri” (Cost. cap. I).
Uomo instancabile nelle diverse attività, sempre sulla breccia, accanto ai suoi ragazzi, nell’impegno di sviluppare l’Opera e le sue Congregazioni, si consuma come il seme perché la carità possa giungere ovunque: Sempre il bene, comunque e dovunque. Consumato dalla sua ansia di bene muore nella casa di Roma alle ore 10,15 dell’11 novembre 1959. Tanti accorrono a venerare le sue spoglie mortali, i sacerdoti, le suore e i ragazzi che risiedono negli Istituti da lui fondati, le autorità civili, politiche e religiose, amici d’ogni parte, tutti piangono quest’uomo straordinario che ha saputo guardare alla storia con gli occhi del profeta.
Il suo sepolcro è nell’Istituto maschile di Amatrice, dove tanti suoi amici e devoti ancora accorrono, come gli aquilotti accorrono al nido di mamma aquila, per ritrovare il calore, per rifocillare lo spirito, per rafforzare la fede e la carità e poter continuare quel bene da lui iniziato e che non avrà mai fine.


Autore:
Massimo Cuofano, OSSM

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Aggiunto il 2003-09-22

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