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Beata Olimpia (Olga) Bidà Vergine e martire

28 gennaio

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Tsebliv, Lviv, 1903 - Kharsk, Siberia, 28 gennaio 1952

Olimpia (Olha) Bidà, religiosa ucraina, è stata beatificata da Giovanni Paolo II a Leopoli (Lviv) insieme ad altri 24 martiri del comunismo il 27 giugno 2001. Nata nel 1903 in un villaggio della regione di Leopoli, apparteneva alla comunità greco-cattolica. Divenuta suora della Congregazione di San Giuseppe, operò come catechista, maestra delle novizie e nell'assistenza ad anziani e malati. Un'attività di sostegno ai fedeli che divenne ancor più preziosa dopo il 1945, sotto la persecuzione comunista, che spedì nei lager molti sacerdoti. Anche lei subì controlli repressivi come superiora del convento di Kheriv. Nell'aprile del 1950, mentre accompagnava un funerale, venne arrestata con una consorella. Capo d'accusa: attività antisovietica. Deportata nel lager di Kharsk, in Siberia, continuò a esercitare il suo apostolato, organizzando con altre religiose gruppi di preghiera e supporto ai prigionieri. Morì nel 1952 di stenti e per le mancate cure mediche. (Avvenire)

Emblema: Palma

Martirologio Romano: Nel campo di prigionia di Kharsk presso Tomsk nella Siberia in Russia, beata Olimpia (Olga) Bidà, vergine della Congregazione delle Suore di San Giuseppe e martire, che in regime di persecuzione contro la fede sopportò ogni avversità per amore di Cristo.


Ol’ga nasce nel villaggio Cebliv, regione di Leopoli. Ancor giovane entra nel monastero delle suore della Congregazione di San Giuseppe, che si trova nel suo villaggio. Prende i voti con il nome di Olimpija e lavora nella scuola, dedicandosi all’educazione cristiana delle ragazze nel villaggio Žužel’. Nel 1938 è nominata superiora del monastero della città di Chyrov.
Nel 1939, con l’invasione dell’esercito sovietico nell’Ucraina Occidentale, iniziano le repressioni in massa contro l’intelligencija del luogo. Le monache vengono avvertite che per evitare l’arresto devono svestire l’abito religioso e disperdersi in vari appartamenti. Durante l’occupazione tedesca, con l’infuriare della fame, le suore si preoccupano di trovare i generi alimentari necessari e di distribuirli ai più bisognosi. Al tempo stesso organizzano momenti di preghiera comune.
Dopo l’unione della Ucraina occidentale con l’URSS, inizia il processo di liquidazione della chiesa greco-cattolica e la deportazione in massa della popolazione locale in Siberia, con l’accusa di aver sostenuto il movimento nazionalistico. Suor Olimpia, assieme alle altre suore, organizza una raccolta di viveri per le famiglie con bambini piccoli. Durante la repressione, quando tutti i monasteri vengono chiusi, le suore del convento di Chyrov decidono di passare alla clandestinità. La comunità monastica e la parrocchia procurano segretamente alimenti al sacerdote greco cattolico Taras Bobkovič, che era stato arrestato nel 1949. La vigilia di Natale le suore preparano le prosfore (pane benedetto che può servire anche per la celebrazione liturgica), che poi i bambini portano nelle case dei contadini con l’augurio: «Vi preghiamo di accettare la prosfora che la Chiesa vi dona e di mangiarla in onore della Natività di Cristo». A questo punto l’NKVD incomincia a sorvegliare le suore, sottoponendole a frequenti perquisizioni e invitandole ad andarsene. La chiesa greco-cattolica viene chiusa e le suore frequentano la chiesa cattolica di rito latino nella vicina città di Dobromil’.
Nel 1950 tutte le suore del monastero vengono arrestate mentre ritornano dalla messa. Sono accusate di attività illegali e, in cambio della liberazione, gli agenti propongono loro di passare alla Chiesa ortodossa. Le suore rifiutano. Vengono liberate, ma dopo pochi giorni, mentre suor Olimpija assieme alle altre suore ed un centinaio di fedeli pregano insieme al cimitero, interviene la polizia. Suor Olimpija e le altre suore vengono arrestate e trasportate direttamente nel lager di Borislav. Nel lager le suore dormono sul pavimento, i primi dieci giorni non ricevono nulla da mangiare e poi sono nutrite a pane e acqua. Il processo viene celebrato il 18 marzo 1950. Suor Olimpia viene condannata al «confino perpetuo» nella regione di Tomsk (Siberia) «per attività antisovietica e propaganda religiosa». La stessa sorte tocca alle suore Lavrentija, Glikerija, Areta e Makrina. Il 12 giugno 1950 le suore vengono caricate su vagoni merci alla volta di Tomsk. Il viaggio dura due settimane. Da Tomsk a Čerkasov vengono trasportate per nave. Qui si fermano quattro giorni, poi vengono caricate su un motoscafo e finalmente scaricate a Charsk, nelle vicinanze di un vero e proprio plesso di lager (il «SibULON»), dove i detenuti vivono in condizioni insostenibili. Nel villaggio abitano invece i condannati al confino. Le suore vengono collocate in una piccola casa e ogni giorno portate al lavoro: d’inverno ad abbattere alberi e d’estate a tagliare il fieno. Per ottenere il permesso di essere esonerati dal lavoro per malattia, bisogna percorrere a piedi 12 chilometri per raggiungere l’infermeria più vicina.
Suor Olimpija Bida muore di stenti il 28 gennaio 1952 a 49 anni. Dopo sei mesi muore di tubercolosi suor Lavrentija. La terza, suor Glikerija, percorre 80 chilometri a piedi per trovare un sacerdote greco-cattolico al confino che possa celebrare una funzione in suffragio delle due consorelle morte.
Suor Olimpija Bida viene beatificata il 27 giugno 2001 in occasione della visita di papa Giovanni Paolo II in Ucraina.


Fonte:
www.russiacristiana.org

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Aggiunto/modificato il 2020-05-11

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