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San Benigno di Digione Sacerdote e martire

1 novembre

Emblema: Palma

Martirologio Romano: A Digione nella Gallia lugdunense, ora in Francia, san Benigno, venerato come sacerdote e martire.


Vari sono i San Benigno e vari sono in Francia e Italia i paesi e le chiese a questo nome dedicati.
Il San Benigno di cui oggi parliamo è quello i cui resti si trovano nella omonima chiesa cattedrale di Digione (città di cui è patrono) e alla cui santità è stata dedicata pure la celebre abbazia di Fruttuaria, oggi nel comune di San Benigno Canavese (TO), paese che appunto da lui prese il nome (anche se non lo celebra come patrono).

Andiamo con ordine seguendo i vari momenti.

La leggenda
Il famoso scrittore Gregorio di Tours, riferisce che a Digione, nel tempo in cui era Vescovo di Langres suo nonno, anch'egli di nome Gregorio, esisteva un bellissimo sarcofago romano. 
Vescovo e clero erano persuasi che in quel sarcofago fosse sepolto un ricco pagano, ma della stessa opinione non erano i campagnoli, i quali, giungendo a Digione, non mancavano di pregare su quel monumento romano.
Succedeva anche che, spesso, ottenessero proprio quanto avevano desiderato: perciò ne ringraziavano l'ignoto personaggio, senza nome, ma sicuramente "benigno", cioè accondiscendente e benefico.
Il Vescovo vedeva in tale devozione un pericoloso ritorno a pratiche superstiziose. Vietò il culto e vietò di chiamare lo sconosciuto col nome di Benigno: si mise insomma in contrasto con il suo popolo.
Un giorno, però, anche la volontà del Vescovo cominciò a vacillare. Un giovane degno di fede gli riferì questo fatto: un contadino, nonostante il divieto, aveva acceso una candela al sarcofago di marmo. Il giovane era andato per toglierla, ma un grosso serpente glielo aveva impedito.
L'intransigenza del Vescovo subì poi il colpo di grazia quando venne a sapere, da pellegrini italiani, che esistevano vari Martiri di nome Benigno. Da un giorno all'altro, il misterioso sarcofago (scoperto secondo la tradizione nel 512) divenne così oggetto di intensa devozione e lo stesso vescovo Gregorio vi fece costruire sopra una chiesa nel 535.

Da allora la fama di San Benigno si diffuse per tutta la Francia, anche in virtù della diffusione di una "passione" leggendaria del Santo, definito addirittura uno degli evangelizzatori della Borgogna.
Molti paesi francesi presero il suo nome, e con il suo nome venne chiamata, a Digione, la chiesa sorta sull'antico sarcofago.

Dalla leggenda alla storia
Questo sarcofago scomparirà di nuovo per riapparire attorno al 1002, quando il l’abate Guglielmo da Volpiano, prima di ricostruire la basilica di Digione, intese ritrovare il suddetto santo, ricordandosi appunto dei due Gregorio di cui sopra. E, in seguito a una visione, lo trovò, meritando così di “toccare le santissime ossa del nobile martire, nel cui cranio apparve la ferita infertagli da una grossa sbarra di ferro”.
Su questa tomba Guglielmo da Volpiano, lì chiamato Guglielmo da Digione, costruì la grandiosa doppia basilica che fu un vero e proprio monumento dell'arte romanica.
Oggi di questo capolavoro, passato attraverso varie peripezie e distrutto ai tempi della Rivoluzione Francese, rimane solo la cripta con appunto la tomba di San Benigno. Sopra si erge l'attuale cattedrale neogotica.

La vita del santo
Benigno era un mercante, vissuto nel II secolo, mandato da Policarpo di Smirne (su questo non tutti concordano) a evangelizzare la Gallia, nella zona di Lione. Arrestato dal prefetto romano, assieme ad altri cristiani, fu una prima volta lasciato andare, a patto che non predicasse più il Vangelo. Lui invece continuò e questa volta fu condannato a morte.

Sul suo martirio l'unica cosa certa è il colpo inferto al cranio, di cui abbiamo detto sopra.
Una statua lignea conservata nella cripta di Digione raffigura Benigno con un pezzo di ferro a lama che gli taglia la sommità del cranio.

Vi sono però altre “integrazioni” certamente molto crudeli.

Il quadro che si trova in San Benigno di Digione, opera di Jacques-Joseph Lécurieux, realizzato nel 1842-1844 e intitolato “Les préparatifs du martyre de Saint-Bénigne”, descrive questa scena.
“Gli sigillarono i piedi con del piombo fuso dentro una pietra e lo legarono con dei cani furiosi. Lo si percosse con una sbarra di ferro... In quel momento solenne egli innalzò la sua voce a domandare a Dio la pace e la libertà per i cristiani, la luce della fede per i pagani. Pregò in particolari per quelli che stano per essere testimoni della sua morte... e a questa sua preghiera i suoi stessi giudici furono talmente commossi da giungere alle lacrime”

Nell’abbazia di Fruttuaria, a San Benigno Canavese, c’è invece una tela di Giuseppe Cades: “Il martirio di San Benigno”, opera commissionata dall’abate commendatario Cardinale Delle Lanze nel 1772, ed eseguito dall'artista nel 1774.
Secondo la tradizione riprodotta in questo quadro, Benigno fu scorticato vivo con il fuoco e lo “spellamento” inizia proprio con un'unghia che pende da un dito.
E' un quadro ove la tragica e oscura intensità del dramma aumenta a poco a poco, come i personaggi che emergono con il passare dei secondi e con la diversità delle angolazioni e dei punti luce.
Per completezza diciamo che c'è anche una tradizione che dice che – ulteriore martirio – a Benigno furono conficcati chiodi sotto le unghie nelle mani e dei piedi.

L’intervento di Guglielmo da Volpiano
Come abbiamo detto, il celebre abate Guglielmo da Volpiano, esponente di primo piano della riforma di Cluny e abate del monastero di Digione dal 990 al 1031, ne ritrovò il corpo, vi sistemò il sarcofago e costruì la chiesa di Digione (1002). La Cronaca di Digione narra anche che Guglielmo trovò vari oggetti preziosi attorno al sarcofago di Benigno al momento della sua “recognitio”: in particolare “un’edicola con incisa la nascita e la passione di Cristo, di ottimo valore”. Guglielmo, uomo intransigente sul piano della povertà e della misericordia, la fece smontare e vendere assieme ad altri tesori “per la necessità di soccorrere i poveri in tempo di carestia”.
Il 23 febbraio 1003 lo stesso Guglielmo iniziava la costruzione dell’abbazia di Fruttuaria, nel “Fructuariensis locus”, territorio del paterno feudo piemontese di Volpiano, dedicandola “alla Santa Madre di Dio, a San Benigno Martire e a tutti i santi”. Quest’abbazia, a sua volta definita la Cluny d’Italia, ancora oggi rivive sia nella nuova basilica costruita nel 1770 dal Delle Lanze, sia nei resti dell’abbazia del 1003 riscoperti nel 1979 e benedetti da papa Giovanni Paolo II il 19 marzo 1990.
Si trova proprio al centro del Comune di San Benigno Canavese.

Il culto

La festa di San Benigno è stata posta dal Martyrologium Romanum al 1° novembre.
Nel tempo inizialmente era al primo novembre, poi slittò – fin dai tempi monastici - al due e infine al tre per evitare concomitanze con Ognissanti e i Defunti e pure al 24 novembre, giorno della traslazione del suo corpo – cosa che per i Santi martiri diventa spesso la data principale.
Le autorità diocesane e culturali di Digione hanno recentemente provveduto ad una ulteriore ricognizione e “reconstitution” del sepolcro di San Benigno.


Autore:
Marco Notario - Associazione Amici di Fruttuaria

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Aggiunto/modificato il 2020-11-05

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