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San Macario di Alessandria Martire

8 dicembre

† 250 circa

Martirologio Romano: Ad Alessandria d’Egitto, commemorazione di san Macario, martire, che, al tempo dell’imperatore Decio, fu a lungo invitato con le parole dal giudice a rinnegare Cristo, ma, avendo egli professato con ancora maggior fermezza la propria fede, fu per suo stesso ordine arso vivo.


Macario è conosciuto attraverso un passo della lettera di Dionigi di Alessandria a Fabio d'Antiochia, riportata da Eusebio, nella quale il vescovo egiziano racconta tutte le atrocità della persecuzione di Decio nella sua città.
A proposito di Macario, più precisamente, è detto: "Un altro [martire] ancora, di razza libica, Macar, veramente beato per il nome e per la benedizione [divina], sebbene il giudice gli avesse fatto una lunga esortazione per indurlo ad apostatare, non si lasciò convincere e fu bruciato vivo".
È tutto ciò che si sa di lui. In Occidente, fu Floro ad introdurre il culto dei martiri alessandrini vittime della persecuzione deciana. Al 20 febbraio infatti, riunì nel suo Martirologio, in una sola ma lunga commemorazione, tutti i nomi trasmessi da Eusebio.
Adone, invece, preferì dividere questa memoria globale in altrettante notizie particolari, trasportando ciascun martire (talvolta in gruppi di due) a un giorno diverso, specialmente nel mese di dicembre. In tal modo Macario venne ad essere commemorato al giorno 8.
Dopo Adone, Usuardo mantenne la stessa data e la medesima notizia, e infine Baronio la riprese a sua volta per inserire la memoria di Macario nel Martirologio Romano, sempre all’8 dicembre.
Nei sinassari bizantini al 30 ottobre viene commemorato il gruppo Giuliano, Cronione (Euno), Macario, Alessandro e tredici martiri; si tratta evidentemente dello stesso gruppo dei martiri alessandrini. Il Baronio, senza rendersi forse conto del doppione, introdusse anche questa memoria nel Martirologio Romano alla stessa data, di modo che alcuni di questi martiri, in particolare Macario, vengono in esso nominalmente venerati due volte.

Autore: Joseph-Marie Sauget

ICONOGRAFIA
Patriarca di Antiochia, il suo culto è circoscritto alle Fiandre, alla Renania e in parte alla Baviera, e, pertanto, anche l'iconografia che lo riguarda è scarsa e quasi esclusivamente locale. È raffigurato in abiti episcopali con il pastorale e regge in una mano i simboli del suo martirio, tre chiodi e una pietra. Secondo la leggenda infatti egli avrebbe abbandonato Antiochia per recarsi in Palestina a convertire ebrei ed infedeli; ivi sarebbe stato crocifisso a terra e gli sarebbe stato imposto sul petto un masso ardente: salvato dall’intervento divino, sarebbe venuto in Europa e poi morto di peste a Gent, dopo essersi prodigato a curare gli appestati.
Le sue spoglie si trovano nella cattedrale della stessa città, ma numerose sue reliquie sono venerate in altre città fiamminghe: a Mons gli è dedicata una chiesa che contiene preziosi reliquiari e immagini di lui.
Anche l’opera più notevole che lo riguarda, un dipinto di Gaspar de Crayer, in cui il santo è rappresentato in ginocchio nell’atto di pregare fervorosamente per gli appestati (secolo XVII), si trova nella cattedrale di Gent.

Autore: Antonietta Cardinali


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2018-03-20

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