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San Macuto (o Maclovio) di Aleth Vescovo

15 novembre

† Saintes, 640 circa

Martirologio Romano: In Bretagna, san Maclovio o Macúto, vescovo di Aleth, che si tramanda sia nato in Galles e morto nel territorio di Saintes.


Le due fonti in nostro possesso, entrambe dell’850-900 circa, per la vita di Macuto (Maclovio; fr. Malo, ingl. Machlow), derivano da una precedente Vita oggi perduta, ma anch’essa piuttosto tarda. Si tratta di tessuti fantasiosi, pieni di miracoli non autentici e di ampi prestiti dalle Vitae di santi irlandesi, alcuni dei quali anche di origine pagana.
Macuto viene presentato come discepolo e compagno di san Brendano il Navigatore. Data l’inattendibilità dei dati sin qui riportati non è possibile accettare neanche affermazioni che di per sé sarebbero possibili, come ad esempio la visita di Macuto a san Colombano a Luxeuil.
Una delle due Vitae, opera di un chierico di Aleth di nome Bili, è deliberatamente una falsificazione. La seconda, scritta da un autore anonimo, è anch’essa inattendibile. Sembrerebbe tuttavia abbastanza certo che il luogo di nascita di Macuto si trovasse nel Galles meridionale e che egli fosse membro di una comunità monastica fondata da san Cadoc a Llancarvan. Emigrò quindi in Bretagna, dove si stabilì ad Aleth fondandovi un monastero che divenne centro dell’evangelizzazione dei paesi vicini. Non sappiamo né quando né dove Macuto fu ordinato prete (probabilmente a Llancarvan) o ricevette la consacrazione episcopale.
Vi si dice, inoltre, che Macuto fu cacciato da Aleth per l’ostilità locale ed emigrò a Saintes in Aquitania. La siccità, però - afferma il suo biografo - costrinse i nemici ad implorare il suo ritorno e al suo arrivo la pioggia cadde. Tutto ciò sembra ispirarsi alla storia di Elia.
Macuto, tuttavia, tornò a Saintes per morirvi, nel 640 circa.
Non possiamo determinare ciò che c’è di vero in questa storia, poiché i santi celtici sono spesso coinvolti in contese di questo genere e costretti ad abbandonare le loro sedi. Non sappiamo neppure quali furono in realtà le relazioni tra Aleth e Saintes.

Autore: Edward I. Watkin

CULTO
Macuto fu venerato in Bretagna già prima del secolo IX di un culto però non molto sviluppato. Nel secolo XI troviamo il suo nome iscritto nel Martirologio Ceronimiano di Corbie al 15 novembre («Firmi depositio sancti Machuti episcopi»), data comunemente accettata per la festa del santo. Nei libri liturgici e in alcuni Auctaria ad Usuardo è commemorato anche l’11 luglio, ma da un Messale del secolo XV in uso a Saint-Malo risulta che a questa data si ricordava una traslazione delle sue reliquie. Macuto era venerato anche in Inghilterra a Winchester dove era creduto vescovo locale per una confusione tra Wintonia (= Winchester) e Wenti.

Nel Martirologio Romano Macuto fu iscritto alla data tradizionale del 15 novembre. Anche a Roma gli fu dedicata una chiesa a non molta distanza da| Pantheon. Esistente già alla fine del secolo XII, l’affidò alla Confraternita dei Bergamaschi i quali la intitolarono ai santi Bartolomeo ed Alessandro e al principio del secolo XVII la fecero ricostruire nella forma attuale da Onorio Longhi. La festa di san Macuto vi era solennemente celebrata il 15 novembre, come attesta il Piazza. Trasferitisi i Bergamaschi verso il 1725 a Piazza Colonna, avendo ricevuto da Benedetto XIII l'ex-manicomio e l’annessa chiesina di santa Maria della Pietà, la chiesa di san Macuto riprese il proprio nome e fu successivamente del Seminario Romano e della Università Gregoriana, istallati nell’adiacente Palazzo Borromeo; oggi è officiata dai Gesuiti che occupano ancora il palazzo.
Nella piazzetta antistante la chiesa sorgeva il piccolo obelisco, rimosso da Clemente XI (morto nel 1721) per adornare la fontana da lui eretta in piazza della Rotonda (Pantheon), che il popolino chiamava la «guglia di mammacette».

Autore: Benedetto Cignitti
 


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2018-03-20

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