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San Macario di Pelecete Abate

18 agosto

† 18 agosto 840 (?)

Martirologio Romano: In Bitinia, nell’odierna Turchia, transito di san Macario, egúmeno del monastero di Pelecete, che patì molto sotto l’imperatore Leone V per la difesa delle sacre immagini.


La Vita di Macario è stata scritta dal monaco Saba, che si dice suo successore. Disgraziatamente essa è assai povera di particolari puramente biografici e si dilunga soprattutto sui miracoli. Il santo, nato a Costantinopoli, venne battezzato sotto il nome di Cristoforo, che egli lasciò per quello di Macario quando prese l’abito monastico nel bitiniano di san Giovanni Teologo, detto di Pelecete. Ciò avvenne sotto l’egumeno Giovanni che sottoscrisse il secondo concilio di Nicea (787). Il novizio si pose sotto la direzione di un esperto monaco e fece rapidi progressi, per questo i suoi confratelli lo scelsero come loro capo; il patriarca Tarasio (784-806), quindi, lo ordinò prete.
Macario fu una delle numerose vittime della persecuzione iconoclasta che l’imperatore Leone V l’Armeno scatenò nell’815. Nonostante le pressioni subite, egli rimase incrollabile nella fede ortodossa e non si lasciò irretire dagli argomenti capziosi del monaco Giovanni del convento dei santi Sergio e Bacco, il quale riuscì ad ingannare altri superiori e fu nominato patriarca, nell’832, dall’imperatore Teofilo. Leone V, infine, esiliò Macario ad Afusia, una delle isole della Propontide (Marmara), poste di fronte a Cizico. Liberato dopo l’assassinio del suo persecutore (25 dicembre 820), Macario non poté ritornare a Pelecete, ma non fu più molestato. Si recò, quindi, presso il patriarca Niceforo, deposto nell’815, che viveva in un monastero da lui fondato sulla costa orientale del Bosforo. Fu probabilmente in quelle vicinanze che Macario fondò un nuovo monastero. L’imperatore Teofilo (829-842) lo perseguitò a sua volta e, per punirlo della sua resistenza, lo rimandò ad Afusia, dove Macario raccolse nuovi discepoli.
Morì il 18 agosto, probabilmente dell’840. Cinque lettere da lui indirizzate a san Teodoro Studita dimostrano in quale stima fosse tenuto dai monaci dell’Olimpo: egli continuava a dirigere da lontano quelli di Pelecete e conservava autorità su quelli del Bosforo e di Afusia. Nella sua ultima allocuzione ai monaci, si rivolse in particolare a Doroteo e a Saba «superiori dei fratelli» (il secondo è verosimilmente il Saba autore della Vita). Lui e Doroteo dovevano essere in seguito posti a capo dei due monasteri, fondati dopo la prima persecuzione.
Benché morto il 18 agosto, Macario è commemorato nei sinassari bizantini al 1° aprile.
 


Autore:
Raymond Janin


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2018-03-20

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