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Sant' Andrea Rublev Monaco russo, Iconografo

4 luglio (Chiese Orientali)

1360 circa – Mosca, 1430

Andrej Rublev, pittore russo, considerato il più celebre iconografo, fu il rappresentante dello stile idealista. Accanto a Prochor di Gorodec e a Teofane il Greco, decorò la cattedrale dell’Annunciazione del Cremlino a Mosca (1405) ed eseguì alcuni dipinti dell’iconostasi, poi trasferita nella nuova cattedrale (1484). In queste opere, come nei precedenti affreschi della cattedrale di Zvenigorod, affiorò, all’interno dell’ancor salda tradizione figurativa bizantina, la tendenza ad un’espressione più naturalistica. Gli affreschi nella cattedrale della Dormizione di Vladimir, alcune tavole dell’iconostasi della stessa chiesa e la celebre icona della “Trinità angelica” per l’omonima chiesa moscovita segnarono l’apice nello stile dell’artista. Nel 1988 Rublev fu canonizzato dalla Chiesa Ortodossa Russa.

Etimologia: Andrea = virile, gagliardo, dal greco

Emblema: Icona


Per lunghi secoli San Luca fu tradizionalmente considerato dalla Chiesa quale patrono degli artisti, ma sul finire del secondo millennio è stata riconosciuta ufficialmente la santità di due grandi pittori: nel 1982 papa Giovanni Paolo II confermò il culto del Beato Angelico, che due anni dopo proclamò patrono degli artisti, mentre nel 1988 un concilio locale della Chiesa Ortodossa Russa canonizzò il monaco Andrej Rublev, autore della celeberrima icona della Santissima Trinità, divenuta uno dei simboli della Chiesa d’Oriente, oggi ormai diffusa in tutto il mondo cristiano.
Sono purtroppo assai scarse le notizie sulla vita di questo santo, rintracciabili nelle cronache e nelle biografie dei santi Sergio e Nicone di Radonez, nonché negli scritti di San Giuseppe Volockij. Andrei nacque in Russia verso il 1360, dunque contemporaneo del Beato Angelico. Sin dalla più giovane età nutrì il desiderio di farsi monaco ed a tal scopo raggiunse la Laura della Santissima Trinità-San Sergio di Radonez, dove fu indirizzato al monastero di Serpuchov. Qui emise la professione religiosa e, una volta maggiorenne, ricevette l’ordinazione presbiterale. Face poi ritorno nella Laura di Radonez. Qui tra gli anni ’70 e ’90 del XIV secolo apprese l’arte dell’iconografia e conobbe il suo migliore amico, il bulgaro San Daniele il Nero. I due furono inseparabile nel lavoro e nella vita sino alla morte, che sopraggiunse per entrambi nello stesso anno.
Uomo di preghiera, Andrej non trascorreva tuttavia tutto il suo tempo rinchiuso in cella, ma eseguiva fedelmente anche tutti quei compiti che gli venivano affidati. Accanto a Prochor di Gorodec e a Teofane il Greco, decorò nel 1405 la cattedrale dell’Annunciazione del Cremlino a Mosca ed eseguì alcuni dipinti dell’iconostasi, poi trasferita nella nuova cattedrale nel 1484. In queste opere, come nei precedenti affreschi della cattedrale di Zvenigorod, affiorò, all’interno dell’ancor salda tradizione figurativa bizantina, la tendenza ad un’espressione più naturalistica. Gli affreschi nella cattedrale della Dormizione di Vladimir, alcune tavole dell’iconostasi della stessa chiesa e la famosa icona della “Trinità angelica” per l’omonima chiesa moscovita segnarono l’apice nello stile dell’artista. Fu inoltre uno degli affrescatori della cattedrale del Salvatore nel monastero di Andronik.
Dal punto di vista della vita spirituale, è stato appurato incontestabilmente che Andrej fu un esicasta, cioè praticava l’antica disciplina di preghiera monastica tipica dell’Oriente cristiano. In tal senso è dunque evidenziabile un netto legame spirituale fra Sant’Andrea Rublev e San Sergio di Radonez.
Già tra i secoli XV e XVI le icone del Rublev erano considerate modelli di perfezione e lo stesso autore fu oggetto di venerazione a livello locale, fenomeno poi quasi scomparso a partire dal XVII secolo. Solo dal 1900, quando i restauratori liberarono le sue opere dai rifacimenti più tardi, si tornò ad apprezzare i suoi capolavori ed il nome del santo tornò alla ribalta tanto da giungere ala canonizzazione ufficiale nel 1988. Per tale occasione la monaca Giuliana Sokolova dipinse la prima icona del santo, intento a tenere in mano un’icona, divenuta ormai la sua rappresentazione più diffusa.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto il 2001-02-01

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