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Sant' Isacco di Cordova Monaco e martire

3 giugno

† Cordova, 3 giugno 851

Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, sant’Isacco, martire, che, monaco, durante la dominazione dei Mori, spinto non da un umano impulso, ma da ispirazione divina, sceso dal cenobio di Tábanos si presentò nel foro al giudice per disputare con lui circa la vera religione e fu per questo condannato a morte.


È uno dei martiri volontari di Cordova. La vita e il martirio ci vengono illustrati da sant'Eulogio nel suo Memoriale Sanctorum. Nato da ricchi e nobili genitori, fu accuratamente educato e istruito, divenendo tra l’altro perfetto conoscitore della lingua araba. Esercitò l’ufficio di exceptor (scrittore pubblico e notaio), e abbracciò poi, nell’848, lo stato religioso nel monastero doppio di Tàbanos, a circa sette miglia dalla città di Cordova, tra i monti. Per tre anni vi si esercitò nelle virtù e nella disciplina della vita monastica, finché un giorno, sotto l’impulso dello Spirito Santo (extemplo divinitus illustratus), scese dal monastero e si presentò al tribunale di Cordova col pretesto di chiedere una illustrazione sulla religione musulmana.
Il giudice dissertò con grande entusiasmo, pensando di avere davanti a sé un proselita dell’islamismo; ma Isacco rispose ingiuriando detta religione come menzognera e diabolica, ed esortando i membri del tribunale ad abbandonarla per abbracciare il Cristianesimo.
Il giudice rimase dapprima interdetto, poi reagì schiaffeggiando Isacco suscitando la disapprovazione dei presenti, poiché la stessa legge musulmana vietava che il reo di un crimine punibile con la morte subisse altre pene. Dopo un tentativo del giudice di attribuire ad ubriachezza la pazzia e le espressioni ingiuriose di Isacco, da questo confermate, aggiungendo di essere pronto a morire per questa causa, il santo fu mandato in carcere e il caso deferito all’emiro. Questi allora emanò un editto, decretando la pena di morte contro quanti avessero ingiuriato o ingiuriassero in modo simile la fede musulmana e il suo profeta.
Isacco fu quindi giustiziato il 3 giugno 851; il suo corpo rimase esposto per parecchi giorni, poi fu bruciato e le ceneri gettate nel fiume Guadalquivir, Secondo sant'Eulogio I. Apparve qualche giorno dopo la morte a un monaco di Tàbanos per annunciargli l’avvenuto martirio di Geremia, fondatore dello stesso monastero e di cinque compagni. Pochi anni dopo, Isacco venne accolto nel Martirologio di Usuardo, secondo il quale sarebbe morto a ventisette anni.
La festa, anche nel Martirologio Romano, ricorre il 3 giugno.
 


Autore:
Justo Fernindez Alon


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2018-03-13

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