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Santi Ischirione e 5 soldati Martiri di Asiùt

1 giugno

† 250 circa

Martirologio Romano: Ad Asyūṭ sempre in Egitto, santi martiri Ischirione, comandante dell’esercito, e altri cinque soldati, che, per ordine del prefetto Arriano, sotto l’imperatore Decio furono uccisi per la loro fede in Cristo con diversi generi di martirio.


Secondo la notizia del Sinassario Alessandrino di Michele, vescovo di Atrib e Malig, al 7 baùnah (= 1° giugno), Ischirione (SahIrùn) era oriundo di Qallin (o Qillin) in Egitto, città del delta del Nilo, a trentacinque chilometri a oriente di Damanhur, ed esercitava il mestiere delle armi nell’esercito di Arriano, il ben noto governatore di Antinoe, capitale della Tebaide. Quando giunsero i decreti dell’imperatore Diocleziano, relativi al culto da rendere alle divinità dell’impero, Ischirione si rifiutò violentemente di ottemperarvi e fu incarcerato. Quindi, fu mandato da Arriano, che era giunto a Asiùt.
Con lui si trovavano altri cinque soldati cristiani, i cui nomi sono tramandati dai diversi codici con una grande incertezza: Walifiyus, Armàniyùs (o Armasiyùs), Arkiyàs (o Arkanàs), Butros (= Pietro) e Qiràyyùn (o Qibraniyùn = Cipriano?). Essi furono crocifissi o decapitati, ma la notizia del Sinassario non si sofferma a lungo su di loro, elencando, invece, tutti i tormenti che furono inflitti a Ischirione, tormenti che, peraltro, non gli nuocevano perché un angelo neutralizzava ogni volta il loro effetto.
Dopo diversi episodi, tra i quali la conversione di un mago (morto anch’egli martire), Ischirione venne infine decapitato.
Questi particolari sono in massima parte luoghi comuni agli Atti dei martiri d’Egitto e non se ne può ricavare altro che il luogo del martirio. Sembra tuttavia che la notizia del Sinassario sia il riassunto di una passio andata perduta. È molto probabile anche che la memoria dei sei martiri sia stata menzionata in qualche sinassario bizantino e, secondo la sua stessa affermazione, il Baronio l’avrebbe trovata in tale fonte e introdotta quindi nel Martirologio Romano allo stesso giorno. Il testo utilizzato dal Baronio non è stato finora ritrovato e nessuno dei sinassari visti da H. Delehaye per l'edizione del Sinassario Costantinopolitano menziona Ischirione e i suoi compagni, né al 1° giugno, né ad altra data.
La traduzione geez del Sinassario Alessandrino ha conservato la notizia indicata al giorno corrispondente del 7 sane, e alla fine del racconto del martirio viene aggiunta la narrazione del miracolo dello spostamento di una chiesa, operato dal santo in un paese dell’Alto Egitto di nome Beyàhu. È da notare, inoltre, la menzione di Ischirione, solo, sempre al 7 tùbah nel Calendario di Abùl-Barakàt.
A proposito del culto di Ischirione nella Chiesa copta, si può anche ricordare la tradizione secondo la quale le reliquie del martire sono state trasportate dal monastero di Samuele di Qalamùn alla chiesa a lui dedicata nel monastero di Abbà Pishoi (Bisói). Si può trovare una lunga descrizione di questo edificio nell’opera di Evelyn White sui monasteri del Wàdi-n-Natrùn. Una cappella a lui dedicata si trovava pure nel monastero di san Macario.
O.H.E. Burmester, d’altra parte, ha pubblicato un inno copto, utilizzato precisamente il 7 tùbah, che commemora la traslazione delle reliquie; un altro inno del Difnar (innario), sempre in onore di Ischirione, è stato pubblicato dal medesimo orientalista che, in un terzo studio, ha anche riportato il racconto di detta traslazione, che avrebbe avuto luogo il 7 tùbah dell’anno 1049 dei martiri (= 2 gennaio 1333), durante il pontificato del patriarca copto Beniamino II (1327-1339). In questo testo la data del martirio viene indicata al 9 baùnah e non al 7 come nel Sinassario, e vi è pure fatta allusione al cronista Giulio di Aqfahs. Di fatto, esiste un testo arabo a lui attribuito, che riporta il racconto dell’invenzione delle reliquie di Ischirione, la costruzione e la dedica della chiesa a lui consacrata un 7 kihak.
 


Autore:
Joseph-Marie Sauget


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2018-03-13

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