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Beata Maddalena Albrici Badessa agostiniana

13 maggio

Como, 1415 - 13 maggio 1465

La beata Maddalena nacque a Como verso il 1415. Entrò a Brunate in una casa religiosa, istituita sotto la regola di sant'Agostino che fu da lei trasformata in monastero sotto il titolo di sant'Andrea, ma sempre obbediente alla regola agostiniana. Innamorata della spiritualità del santo le stava a cuore appartenere all'Ordine e stare nella sua giurisdizione. Nel 1455 la Congregazione agostiniana di Lombardia accolse la comunità sotto la sua giurisdizione. Pio II, il 16 luglio 1459, approvò in modo definitivo tale aggregazione. La beata fu una propagatrice della vita agostiniana e ricondusse all'Ordine molte giovani, che vivevano da sole nelle proprie case, e alcuni terziari, accolti nei pressi di Como. Sempre desiderosa di ubbidire più che di comandare infervorava le consorelle a lei soggette alla perfezione delle virtù. Morì nel maggio del 1465. Il papa Pio X confermò il suo culto nel 1907. Le sue reliquie sono custodite nella chiesa di Brunate. (Avvenire)

Etimologia: Maddalena = di Magdala, villaggio della Galilea

Emblema: Giglio

Martirologio Romano: A Como, beata Maddalena Albrici, badessa dell’Ordine di Sant’Agostino, che suscitò molto il fervore di perfezione delle sue consorelle.


Maddalena nacque a Como all’inizio del XV secolo nella nobile famiglia degli Albrici, la loro casa era vicina alla chiesa di S. Eusebio. Membri della famiglia furono protagonisti della storia cittadina dal XIII secolo. Ebbe tre fratelli, uno, Zanino, fu Podestà e Governatore della città. Grazie alla sua famiglia, Maddalena avrebbe poi avuto dai Duchi di Milano un sostegno per i suoi monasteri. Sin da ragazza ebbe un ardente amore per il Signore e il desiderio di aiutare il prossimo bisognoso. Un giorno, mentre i suoi concittadini pativano la fame per una carestia, Maddalena, senza remore, diede tutto quanto poteva a un povero che bussò al portone del suo palazzo. Ben presto decise di votatasi alla vita religiosa e, rimasta orfana di entrambi i genitori, volle entrare nel convento delle Benedettine di S. Margherita, antico e rinomato. Per divina ispirazione, invece, salutati i fratelli, si diresse verso Brunate dove era una casa religiosa – fondata nel 1340 circa - che seguiva la Regola di S. Agostino. Brunate era un povero villaggio sulla montagna che sovrasta la città e il Lago di Como, un luogo isolato e selvaggio. I disagi e le fatiche cui andava incontro, rispondevano alla sincera ricerca di una vita “santa”. In comunità la giovane si distinse, fin dai primi anni, per umiltà, obbedienza e spirito di mortificazione. Maddalena amava inoltre meditare davanti al Crocefisso. Dopo qualche tempo fu eletta superiora, più desiderosa di ubbidire che di comandare, esortava sovente le consorelle a cercare il rispetto dei precetti religiosi. Durante il suo priorato la casa rifiorì, trasformata in vero e proprio monastero, sempre con la Regola di sant'Agostino, della cui spiritualità Maddalena era innamorata. Da atti notarili sappiamo che Maddalena fondò nel 1443, a Como, una casa di ospitalità per “monache questuanti”. Tra il 1455 e il 1456 questa casa, con l’aiuto di Bianca Maria Visconti, duchessa di Milano, divenne il monastero della SS. Trinità, che nel 1459 fu indipendente da Brunate. La Albrici rivolse pertanto a papa Nicolò V due suppliche per l’approvazione del convento di Brunate, sotto la regola di Sant'Agostino, e per quello della SS. Trinità. Il vescovo di Como Bernardo Landriani, in data 6 aprile 1448, comunicò il "Breve di concessione" pontificio. Nel 1455 la Congregazione lombarda Riformata accolse le comunità sotto la sua giurisdizione. Seguendo il suo esempio altre comunità di monache si aggregarono all'Ordine agostiniano.
Madre Maddalena visse nel silenzio dell'eremo brunatese, la comunità contava una ventina di monache. Nei racconti della sua vita viene in particolare ricordato il suo "trasporto di carità verso i poveri", soccorso spirituale e materiale. Si parlò di guarigioni prodigiose avvenute per sua intercessione mentre era in vita. Divenne famoso il "Miracolo del pane": un giorno d'inverno, causa un’abbondante nevicata, le strade erano impraticabili e il monastero di fatto si trovò senza viveri. La monaca addetta alla cucina, con grande affanno, ne diede notizia a Madre Maddalena la quale le disse solo di apparecchiare la mensa come consuetudine. Andò poi in chiesa a pregare. Giunta l’ora del pranzo, mentre raccomandava alle consorelle di far sempre affidamento, nei problemi, alla Divina Provvidenza, bussarono. Davanti al portone del convento avevano lasciato un gran cesto di pane, ma l’addetta alla portineria notò che non vi erano orme nella neve. Un altro miracolo fu quello dell'albero di visciole (ciliegie) che diede “miracolosamente” frutti, quando, causa un terribile periodo di siccità, la dispensa era totalmente vuota. Poco prima sui rami furono viste solo le foglie. Un giorno, mentre si recava a visitare i malati in paese, come consuetudine, guarì con un segno di croce una donna che aveva una piaga alla gola. Le si presentò, in un’altra occasione, in monastero, una mamma con la figlia tra le braccia, colpita dal padre con un ferro in un momento d’ira. La Beata, dopo una prima risposta di impotenza, mossa a pietà, pregò prostrata a terra, poi fasciò la testa della bambina col suo velo. Al segno della croce la bimba si svegliò. Con la mediazione di Madre Maddalena, tra gli abitanti di Como e di Brunate si placarono alcuni litigi, alcuni peccatori si convertirono.
Una santa amicizia legò la beata Maddalena al domenicano beato Antonio della Chiesa, il cui ruolo fu determinante quando nacque un dissidio tra la Beata e i suoi fratelli, contrari a una rendita che il padre aveva lasciato per sopperire ai bisogni della comunità. Inoltre, fu su consiglio del Beato, che la direzione del monastero passò, nel 1455, agli Agostiniani Riformati detti Eremitani. Nella città lariana il b. Antonio fu più volte priore del convento di S. Giovanni. Madre Maddalena ebbe anche rapporti con il giovane beato Geremia Lambertenghi, nato a Como nel 1440 in un’illustre famiglia, che all'età di vent'anni decise di vestire l'abito dei terziari francescani e di unirsi agli eremiti dell'eremo di San Donato su Monte Brunate. Come Maddalena, fin dalla giovinezza Geremia si distinse per religiosità e per l’amore verso i poveri. Sembra inoltre che Maddalena, nel 1419, prima di entrare in monastero, abbia incontrato san Bernardino da Siena, e che poi lui l'abbia visitata a Brunate nel 1432.
Maddalena Albrici morì il 13 maggio 1465, dopo una lunga malattia vissuta cristianamente. Il corpo fu esposto, per otto giorni, per permettere a molti pellegrini di salire a Brunate. La tomba divenne meta di fedeli, Maddalena fu acclamata “santa” dal popolo, alcuni dei suoi miracoli furono dipinti, già nel 1468, nella foresteria del convento e in altri locali. La prima biografia, in latino, della Beata Maddalena fu quella stampata a Roma da Fra Paolo Olmi (o Lolmi) nel 1484. Nei primi decenni del ‘500 i comaschi presentarono la domanda di beatificazione a papa Leone X, mentre fu papa Pio II che il 16 luglio 1549 approvò definitivamente l'unione del monastero di Brunate all'Ordine Agostiniano.
Tante le grazie ottenute per intercessione di Maddalena, alcuni storici le registrarono annotando i nomi dei beneficiati. Significativo quanto capitò a una certa Beccalina di Brunate che, accortasi di avere un tumore, ormai prossima al parto, affidò se stessa alla Beata con l’intenzione di offrire il figlio al Signore; correva l'anno 1490. Quel bambino fu poi un frate francescano che annotò la vicenda sulla copertina di un messale donato alle Agostiniane. Nel 1595 il corpo della beata Maddalena fu traslato nella chiesa comasca di S. Giuliano, dove si erano trasferite le monache. Il titolo di Beata fu subito diffuso dai predicatori, venne già rappresentata con raggi luminosi sul capo. La prima lastra tombale recitava: IN HOC SEPULCRO REPOSITA SUNT OSSA VENERABILIS D. MAGDALENE HUIUS MONASTERII PRIORISSE QUE OBIIT DIE XII MAIJ AN. DOMINI MCCCCLXV. Nel 1520 il cugino Pietro Albrici la sostituì e fece ampliare la chiesa. Si scrisse: MAGDALENAE ALBRICAE ANTIST. BEATISS. QUAE PRETER RELIGIONEM SANCTIMONIA ET MIRACULIS ADUCTAM HOC DELUBRUM PIENTISS. POSTERITATI EREXIT PIERIUS ALBRICUS F. F. La lapide presenta la figura della Beata in bassorilievo.
Nel 1784 il monastero di S. Giuliano fu soppresso, le spoglie della Beata furono trasportate in una villa a Verzago (presso la famiglia di una monaca); dal 1880 furono conservate nel Seminario Maggiore di Como. Restò immutata la devozione dei comensi, tanti gli ex-voto dipinti che si trovavano ancora nella chiesa di Brunate e in S. Giuliano, tra questi uno datato 16 agosto 1828 in cui la Beata Maddalena è fra nubi, mentre protende le mani giunte in preghiera verso il Crocefisso e in basso una donna è inginocchiata vicino a una culla. Un altro, del 1846, presenta la Beata sempre circondata da nubi, col capo coronato di raggi, in basso un’inferma a letto e a fianco un sacerdote. Nel 1890 i miracoli più famosi furono raffigurati all’interno della rinnovata chiesa di Brunate. Il Decreto di conferma del culto “ab immemorabili” è dell’11 dicembre 1907, voluto da S. Pio X. Nel 1933 le reliquie furono portate in Cattedrale, sotto l’altare di S. Ambrogio. La comunità parrocchiale di Brunate più volte aveva fatto richiesta di poterle riavere, alcune furono pertanto concesse nel 1936. Il 16 maggio 1998 le reliquie sono state finalmente riunite nell’altare a lei dedicato in S. Andrea di Brunate.


Autore:
Daniele Bolognini

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Aggiunto/modificato il 2020-04-08

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