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San Michele Garicoits Sacerdote

14 maggio

Ibarre, Bassi Pirenei, Francia, 15 aprile 1797 - Bétharram, Francia, 14 maggio 1863

Nato a Ibarre, nei Bassi Pirenei, in Francia, il 15 aprile 1797 era pecoraio, al servizio di un possidente, ma i suoi discorsi erano da adulto ponderato e sicuro, tanto da meritarsi il titolo di «dottorino». Eppure aveva fatto pochi studi, perché i suoi genitori avevano cinque figli e pochi beni. Nel 1819 entrò in seminario a Dax; nel 1823 fu ordinato sacerdote e due anni dopo divenne insegnante di filosofia nel seminario maggiore di Bétharram. Di fronte a un clero impreparato e disorientato decide di cambiare questa situazione. Ebbe così l'idea di creare un istituto per sacerdoti da inviare come collaboratori del clero nelle parrocchie, nei collegi e nei seminari: voleva farne elementi di stimolo creativo, spirituali vitamine nell'impoverito organismo del clero. Fondò così l'istituto dei Preti del Sacro Cuore di Gesù (noti come Preti di Bétharram). Nata nel 1835, l'iniziativa fu poi approvata nel 1841, mentre intorno al fondatore si andava formando un alone di santità. Nel 1853, però, lo coplisce una paralisi, poi superata. Dopo un anno, è di nuovo a letto per altri nove anni, fino alla morte, avvenuta a Bétharram, il 14 maggio 1863. (Avvenire)

Etimologia: Michele = chi come Dio?, dall'ebraico

Martirologio Romano: Nel territorio di Bétharram vicino a Pau sul versante francese dei Pirenei, san Michele Garicoïts, sacerdote, fondatore della Società dei Sacerdoti Missionari del Sacro Cuore di Gesù.


Vede la luce in Francia, nel 1797, in uno dei periodi più burrascosi per la chiesa cattolica francese, agitata dai venti della Rivoluzione francese e dilaniata dai dissidi interni che contrappongono i preti “costituzionali” (che prestano giuramento alla nuova Costituzione imposta dallo Stato) ai preti “refrattari”, cioè fedeli al Papa. Ci troviamo a Ibarre, un piccolo villaggio nel versante francese dei Paesi Baschi, a poche decine di chilometri dal confine spagnolo. I suoi genitori, prima per unirsi in matrimonio e poi per far battezzare i loro figli, emigrano in Spagna e questo già la dice lunga sul loro attaccamento alla fede autentica, in un periodo in cui l’autorità del Papa ed il legame con la Chiesa cattolica sono in Francia messi fortemente in crisi. Per tradizione di famiglia saprà da che parte schierarsi: la nonna materna durante il Terrore aveva continuato a soccorrere il prete di un paese vicino e suo papà, a rischio della vita, aveva accolto e nascosto in casa sua i preti fuggiaschi. Michele inizia a fare il pecoraio presso un ricco possidente, ma tutti lo chiamano “ il dottorino”, per il modo con cui sa parlare, anche di cose più grandi di lui. Il prete aiutato da sua nonna si sdebita dandogli lezioni private e poi lo piazza come domestico presso il vescovo di Baiona, ma si vede subito che la sua strada non è quella. Nel 1819 entra infatti in seminario, nel 1823 è ordinato sacerdote e due anni dopo diventa professore di filosofia nel seminario maggiore di Bètharram, a pochi chilometri da Lourdes. Quando il vescovo decide di trasferire i seminaristi a Bayonne, più vicino alla sede episcopale, don Michele ormai solo e “superiore di quattro mura di un vasto edificio” comincia a meditare ed a pregare sulla triste situazione del clero francese, impreparato e disorientato. Nel 1833 gli nasce in cuore l’idea di riunire un gruppo di preti che formino un’equipe “volante” di missionari, con il preciso scopo di rimarginare le ferite che la Rivoluzione aveva inferto alla Chiesa: scristianizzazione delle campagne, attacchi alla Chiesa, insubordinazione dei preti. Nasce così, nel 1835, la Congregazione dei Preti del Sacro Cuore di Gesù, meglio conosciuti come i Preti di Betharram. Due le principali urgenze che don Michele indica loro: la missione popolare per la rievangelizzazione degli ambienti rurali, e l’educazione della gioventù. Mentre i suoi figli si spargono per il mondo e soprattutto nel continente sudamericano, attorno al fondatore si va formando un alone di santità e di universale stima. Ne sono prova i due incontri che don Michele ha con la veggente Bernadette Soubiros, su esplicita richiesta del vescovo di Tarbes che vuole verificare l’attendibilità dei fatti verificatisi nella vicina Lourdes, e il santo sacerdote ne esce rafforzato nella sua personale convinzione che davvero la Vergine Maria è apparsa sui Pirenei. Per don Michele arriva il tempo delle prove fisiche, che per nove anni lo confinano in un letto di dolore e da cui la morte lo libera il 14 maggio 1863. La sua tomba a Betharram diventa meta di pellegrinaggi mentre cresce la sua fama di santità, che la Chiesa conferma ufficialmente per bocca di Pio XII nel 1947, concedendo a San Michele Garicoїts l’onore degli altari e fissando la sua memoria liturgica il 14 maggio.

Autore: Gianpiero Pettiti





Lo chiamavano doctura, che nella parlata della Navarra francese significa “dottorino”. Lui di mestiere era pecoraio, al servizio di un possidente, ma i suoi discorsi erano da adulto ponderato e sicuro. Eppure aveva fatto pochi studi, perché i suoi genitori avevano cinque figli e pochi beni. Ma di coraggio erano tutti ricchi: il padre di Michele, Arnaldo Garicoïts, ne dimostrò parecchio soccorrendo durante la Rivoluzione francese i preti fuggiaschi, a rischio della vita. E la nonna materna, Caterina Etcheberry, continuò a soccorrere il parroco di un paese vicino durante il Terrore. Proprio quel parroco (Giovanni Battista Borda) diede poi lezioni private al sedicenne Michele, e lo piazzò presso il vescovo di Baiona come domestico e studente. A tutti pareva davvero un doctura, sicché nel 1819 entrò in seminario a Dax; nel 1823 fu ordinato sacerdote e due anni dopo divenne insegnante di filosofia nel seminario maggiore di Bétharram, nei Bassi Pirenei.
Eccolo dottore sul serio ora. E soprattutto maestro e formatore di preti, attento alle difficoltà di un clero impreparato e disorientato. Per cambiare questa situazione ebbe l’idea di creare un istituto per sacerdoti da inviare come collaboratori del clero nelle parrocchie, nei collegi e nei seminari: voleva farne elementi di stimolo creativo, spirituali vitamine nell’impoverito organismo del clero.
Certo, il primo vescovo al quale parlò del progetto, non fece salti di gioia; ma lo autorizzò a tentare. E a lui bastava. Di preti cominciò a trovarne. Diventò loro superiore, cominciò a prepararli e in questo lo incoraggiò il nuovo vescovo di Baiona. L’istituto ebbe un nome: Preti del Sacro Cuore di Gesù (noti come Preti di Bétharram). Silenziosamente i primi sacerdoti preparati da lui si mettevano al lavoro con lo stile suo: dare aiuto e anche esempio, ma stando sempre un passo indietro. L’istituto non era adatto ai carrieristi. Nata nel 1835, l’iniziativa fu poi approvata con tutti i timbri diocesani nel 1841, mentre intorno al fondatore si andava formando un alone di santità.
Ma ecco altre prove, personali: quelle della sofferenza fisica, incominciate nel 1853 con una paralisi, poi superata. Dopo un anno, rieccolo a letto per altri nove, fino alla morte in una festa dell’Ascensione: padre Michele ebbe appena il tempo di mormorare il primo versetto del Miserere.Tredici anni dopo, crescendo la fama di santità, prese avvio il processo canonico, che fu concluso da Pio XII nel 1947 con la sua canonizzazione. I Preti di Bétharram, quando lui morì, erano un centinaio e nelle diocesi francesi. Poi furono chiamati in Argentina. E dopo l’approvazione definitiva, hanno esteso la loro attività in Italia, Spagna, Inghilterra, Uruguay, Brasile. La tomba di san Michele Garicoïts si trova a Bétharram.


Autore:
Domenico Agasso


Fonte:
Famiglia Cristiana

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Aggiunto/modificato il 2007-05-09

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