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Santi Gordiano ed Epimaco Martiri

10 maggio

† 300 circa

Martirologio Romano: A Roma sulla via Latina, san Gordiano, martire, che fu sepolto nella cripta, dove già da tempo si veneravano le reliquie di sant’Epimachio martire.

Ascolta da RadioVaticana:
  

Le fonti archeologiche e liturgiche su questi santi sono relativamente abbondanti, ma quelle agiografiche sono piuttosto scarse ed oscure: con certezza si può pertanto dire che erano sepolti e venerati in una chiesa della via Latina e la loro festa era celebrata, almeno fin dal secolo V, il 10 maggio.
A questa data, infatti, sono ambedue ricordati nel Martirologio Geronimiano, ma con due distinti latercoli, dal che si deve dedurre che essi non ebbero niente in comune durante la vita e che l’unione è dovuta alla doppia circostanza dello stesso dies natalis e della vicinanza della sepoltura. Ciò è anche confermato da altri indizi: il solo Gordiano è ricordato il 9 maggio nello stesso Geronimiano, mentre in alcuni codici posteriori dello stesso Martirologio, Epimaco è posto nel cimitero di Pretestato. In un'iscrizione della metà circa del secolo VI, si parla di un certo presbitero Vincenzo che, dopo le distruzioni operate dai Goti, restaurò il sepolcro di Gordiano, senza alcun accenno a quello di Epimaco nei Capitolari, nel Sacramentario Gregoriano-Paduense e nel Gelasiano del secolo VIII è notata la festa del solo Gordiano mentre soltanto nel Martirologio di Beda, nel Sacramentario Gregoriano-Adrianeo e nei sinassari bizantini i due santi sono accomunati; ma queste fonti dipendono certamente dalla passio.
L’Itinerario di Salisburgo (Notitia Ecclesiarum) attesta che il corpo di Gordiano era sepolto sotto l’altare maggiore della chiesa dedicata ad Epimaco, mentre il De locis afferma che ambedue giacevano in uno stesso sepolcro ed erano fratelli; nel secolo VIII però la chiesa era comunemente designata con i nomi di entrambi.
Nell’iscrizione sopra ricordata, unica fonte attendibile su Gordiano, si dice ch’egli era un fanciullo e che, pur essendo vissuto pochi anni, meritò una grande gloria perché aveva versato il suo sangue per Cristo. L’autore della passio invece scrive che Gordiano era vicario dell’imperatore Giuliano l’Apostata; dopo aver fatto uccidere molti cristiani, fu incaricato di giudicare il presbitero Gennaro. Durante la notte però ebbe un colloquio segreto col sacerdote e, toccato dalla grazia, improvvisamente si convertì al Cristianesimo e fu battezzato dallo stesso Gennaro insieme con la moglie Marina e cinquantatre persone della sua casa. Venuto a conoscenza del fatto, l’imperatore inviò un certo Clemenziano che rinchiuse in carcere Gordiano e Gennaro ed inviò Marina ai lavori forzati in una villa presso le «Acque Salvie». Invitato con premurose sollecitudini ad apostatare, Gordiano rimase fermo nelle sue decisioni e perciò fu decapitato; il suo corpo rimase esposto ai cani per cinque giorni, ma finalmente un servo riuscì a seppellirlo al primo miglio della via Latina, in una cripta dove era già stato deposto Epimaco.
Di Epimaco nella recensione più antica della passio non si dice altro, ma in manoscritti più recenti si afferma che egli non era un martire romano e che sulla via Latina non c’era il suo sepolcro, bensì soltanto delle reliquie trasportate da Alessandria; così Epimaco veniva identificato col martire omonimo perito sotto Decio di cui parla Eusebio; questa confusione si trova ancor oggi nel latercolo del Martirologio Romano, introdottavi dal Baronio.
Altre notizie tardive e leggendarie affermano che i corpi di ambedue i martiri sarebbero stati portati a Kempten nel secolo VIII.

Autore: Agostino Amore

ICONOGRAFIA
Tra le rare rappresentazioni dei due santi si ricordano le due statue della fine del secolo XV sull’altare maggiore della chiesa di Dietersheim presso Bingen am Rhein. Gordiano vi è raffigurato in abiti militari, con la palma del martirio e la spada che non è solo l’arma che necessariamente deve accompagnarsi al costume che indossa, ma soprattutto lo strumento del suo martirio; Epimaco d'altra parte non ha nemmeno questo particolare attributo limitandosi a tenere in mano il libro ed il crocifisso, cose queste che non appaiono avere alcuno specifico rapporto né con la sua vita né col suo martirio.
Più logica dunque è, almeno, la palma che appare nella raffigurazione dei due santi in una miniatura del 1510 della Biblioteca Universitaria di Basilea.

Autore: Angelo Maria Raggi
 


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2018-03-08

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