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San Prudenzio di Troyes Vescovo

6 aprile

ć 6 aprile 861

Martirologio Romano: Nello stesso luogo, san Prudenzio, vescovo, che compil˛ un compendio del Salterio per chi si metteva in viaggio, raccolse i precetti delle Sacre Scritture per i candidati al sacerdozio e rinnov˛ la disciplina monastica.


Spagnolo d’origine, Prudenzio (fr. Proliant, Pruiant, Prudence) portava originariamente il nome di Gaindo, sembra sia stato imparentato con una famiglia di futura nobiltà aragonese ed è verosimile che egli avesse un fratello rivestito della dignità episcopale nella Marca di Spagna o in Navarra. Egli stesso, in gioventù, raggiunse la corte imperiale, fu allievo della scuola palatina e adempì alle funzioni di cappellano di Ludovico il Pio. Si fa anche intendere che fosse incaricato di funzioni amministrative che gli furono gravose: si trattava forse di "missatica".
E' certo, comunque, che egli ne fu incaricato prima del suo episcopato.

Poco dopo la sua elevazione alla sede di Troyes (844) ebbe, nell’aprile 845, con Lupo, abate di Ferrières e Eribaldo, vescovo di Auxerre, la missione di visitare le istituzioni religiose del Sémonais e del territorio di Troyes.
Quando ancora era presso la corte, Prudenzio aveva compilato un Florilegium dei Salmi, opera di pietà composta su richiesta di «una nobile dama» sventurata. E. Dummler ha avanzato l’ipotesi attendibile che questa dama potesse essere l’imperatrice Giuditta e che l’opera possa datarsi agli anni 830-833.
Divenuto vescovo, Prudenzio avrebbe continuato a scrivere: dall’835 alla sua morte, nell’861, egli avrebbe redatto con molta cura una continuazione degli Annales Berliniani, fonte eccellente per lo storico della metà del IX secolo; si dedicò inoltre all’istruzione del clero di Troyes, componendo un Florilegium ex sacra Scriptura o Praecepta, che è insieme manuale di morale e di dogmatica. Si esercitò anche nella poesia ma di lui ci rimane soltanto un poema sui Vangeli che rivela la sua origine spagnola. Miglior misura di sé egli dà nel panegirico di una vergine da lui condotta alla santità (morta il 21 settembre 850): costei si chiamava Maura ed era sorella di Eutropio, prevosto della cattedrale.
Questo Sermo de vita et morte gloriosae virginia Maurae rivela nel vescovo un uomo pieno di fede, di pietà e di ardore apostolico, ma anche di fierezza e di un rigore che indubbiamente provenivano dalla sua razza. Fu certamente un vescovo pieno di zelo, oltre che un erudito e uno dei teologi maggiori del suo tempo. Della sua attività in questo campo ci resta un’opera occasionale, ma considerevole, sul delicato argomento della libertà e della grazia. Fu provocata dalla teoria predestinazionista del monaco d’Orbais, Gotescalco (Gotischalk) il quale, condannato nel concilio di Magonza nell’848 e poi nel sinodo di Quierzy nel l’849, sosteneva la tesi di una doppia predestinazione, quella degli eletti alla ricompensa eterna e quella dei peccatori alla loro perdita, e sosteneva inoltre la tesi che il Cristo ha sparso il suo sangue per tutti i credenti (pro omnibus credentibus).
La misura in cui Gotescalco fu eretico rimane incerta. Secondo il giudizio di Prudenzio, egli rimase sempre nella linea della dottrina di sant'Agostino, quale era stata consacrata dal concilio di Orange nel 529: ma questa non era l’opinione dell’arcivescovo di Reims, Incmaro, il quale aveva avuto un ruolo principale nel sinodo di Quierzv e che deteneva Gotescalco nelle prigioni dell’abbazia di Hautvilliers.
Il primo intervento di Prudenzio nella questione fu provocato da una lettera di Incmaro in cui questi domandava al vescovo di Troyes se si potesse ammettere Gotescalco alla Comunione pasquale (849); non conosciamo la risposta, ma sembra che fosse positiva. Gotescalco, tuttavia, nella prigione, poteva scrivere e la sua attività spinse Incmaro a redigere una confutale ad redusos et simplices che si allontanava dalla tradizione agostiniana tanto da preoccupare lupo di Ferrières, Ratramno e lo stesso Prudenzio, il quale diresse una lettera all’arcivescovo di Reims e al suo suffraganeo, Pardulus vescovo di Laon, che aveva adottato le idee dell’arcivescovo. Questo scritto, che non fu sottoposto al concilio di Parigi, come si presume) diede «fuoco alle polveri». Il suo tono cordiale e conciliante non piacque a Incmaro, uomo assai litigioso, il quale si confidò al vescovo di Magonza, l’illustre Rabano Mauro. Questo ammise con Prudenzio che Dio non è autore del peccato, che non spinge le creature a peccare e che odia sua immensa grazia accorda misericordiosamente la ricompensa ai giusti e una pena adeguata per i malvagi, pena inflitta secondo giustizia per le loro cattive opere; ma non fu dell’avviso del vedovo di Troyes, invece, quando questi ammetteva che «Dio, come conduce gli eletti secondo la sua predestinazione alla ricompensa eterna, spinge anche i peccatori nella sua predestinazione ad andare verso la loro perdita»; censore troppo rigido, Rabano confonde la prescienza con la predestinazione. Tale risposta è datata dalla primavera dell’850.
Oltre quanto si è qui esposto, Incmaro aveva effettuato una specie d'inchiesta sull’argomento presso diversi teologi; un amico di Prudenzio che probabilmente lo aveva conosciuto alla corte imperiale, Giovanni Scoto Eriugena, rispose nell’851 con un De Praedestinatione in cui esce nettamente dalla dottrina cattolica; più filosofo che teologo, Scoto scivola verso un certo panteismo. Wenilone, arcivescovo di Sens, turbato dalla dottrina esposta in quel trattato, la riunì in diciannove proposizioni che sottopose a Prudenzio perché le refutasse. Ma il vescovo di Troyes riprese l’opera completa punto per punto facendone la critica; questo scritto è conosciuto sotto il nome di De praedestinatione contra Joannem Scotum (estate 852).

L’argomento ritornò nel sinodo tenuto a Quierzv nell’853, durante il quale alcuni vescovi e alcuni abati sottoscrissero quattro articoli redatti da Incmaro contro la dottrina di Gotescalco: in essi si affermava che vi è una sola predestinazione, che la libertà è sanata dalla grazia, che Dio vuole salvare tutti gli uomini, che Cristo ha sofferto per tutti. Prudenzio avrebbe sottoscritto tali proposizioni, forse intimidito, almeno a quanto afferma Incmaro, dalla presenza dell’imperatore Lotario, tuttavia, in una lettera diretta a Wenilone egli oppose all’arcivescovo di Reims quattro contro-proposizioni. Tale lettera fu redatta in occasione della consacrazione episcopale di Enea, vescovo di Parigi e suffraganeo di Sens (febbraio 857). Questo è l’ultimo intervento conosciuto di Prudenzio in una controversia che si svilupperà ancora per quattro anni. Tuttavia, egli ha già visto l’arcivescovo di Lione, Remigio, e il concilio di Valencia schierarsi a suo lato (854-855); dall’859, a Langres, e poi a Savonnières, le proposizioni di Incmaro sarebbero state scartate. Colpito nei suoi ultimi anni da una lunga malattia, pare comunque che Prudenzio si sia ritirato dalla lotta.
«Prudenzio - ha potuto scrivere di lui un teologo - ci appare come uno dei rappresentanti più decisi nel secolo IX dell’agostiniano rigido. Ancora insufficientemente capace di sfumature, ignorando le distinzioni che la teologia ulteriore finirà per introdurre, il suo insegnamento si contenta di riprodurre con esattezza uno degli aspetti della dottrina agostiniana, nelle formule della quale egli cala naturalmente. La scienza teologica del vescovo di Troyes ha tuttavia suscitato grande impressione nei suoi contemporanei».
L’attività di Prudenzio è comunque nota anche per altre ragioni; egli assistette al concilio di Parigi dell’846 o 847, in cui sottoscrisse un privilegio per l’abbazia di Corbie; al concilio di Tours del febbraio 851, in cui firmò una lettera dell’episcopato franco a Nominoè, re di Bretagna; al concilio di Soissons dell’853 e infine al sinodo di Bonneuil nell’856. Nella propria diocesi Prudenzio consacrò i monasteri di Montier-la-Celle (850) e di Montieramey.

Prudenzio morì il 6 aprile 861. Le sue reliquie furono in parte trasferite nel monastero di St-Savin nel Poitou dove è rappresentato in uno dei celebri affreschi della cripta (secolo XII). Un’altra parte delle sue spoglie è rimasta a Troyes, nella cattedrale dove il suo culto è sconosciuto fino al XIII secolo. Il suo nome si trova nelle aggiunte al Martirologio di Usuardo e in alcuni altri ma non è stato ripreso dal Martirologio Romano. La festa si celebrava a Troyes il 6 aprile, attualmente è fissata al 6 maggio.


Autore:
Jean Marilier


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2019-04-04

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