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San Regolo di Senlis Vescovo

30 marzo

Martirologio Romano: Ad Senlis nella Gallia lugdunense, nell’odierna Francia, san Regolo, vescovo.


Di questo primo vescovo di Senlis, che può essere vissuto all'inizio del secolo IV, possediamo due Vitae: l'una del secolo IX, l'altra del secolo X o XI; quest'intervallo è enorme e le difficoltà degli studiosi sono accresciute dal fatto che Regolo è legato alle leggende che attribuiscono a diverse sedi della Francia l'origine apostolica.
Ecco quanto si legge nella Vita più antica. Regolo (lat. Regulus: fr. Rieul), d'origine greca, venne a Roma e da lì fu inviato in Gallia, nello stesso periodo dei santi Dionigi, Rustico ed Eleuterio, dal papa san Clemente, successore di san Pietro. Un altro passo identifica questo Dionigi, primo vescovo di Parigi, con Dionigi l'Aerofagia, convertito da san Paolo. Regolo ricevette come campo d'apostolato la civitas Silvanectensium (Senlis), dove predicò, compì numerosi miracoli e fu consacrato vescovo da san Dionigi. Uno dei prodigi compiuti dal santo vescovo è particolarmente pittoresco. Un giorno in cui predicava a Rully, vicino a Senlis, la folla era tanta che bisognò trasferirsi all’aperto, vicino a un lago. Verso sera, poiché il discorso si era protratto a lungo, le rane cominciarono a gracidare (ranarum illius lacus exorsa est inarticulata garrulitas); subito il vescovo ordinò loro di tacere, ad eccezione però di una che doveva continuare come segno manifesto dell’obbedienza di tutte (Silete, silete omnes, nisi solummodo una vestrarum ob huius testimonium mandati). E il miracolo si compì; anzi si perpetuò poiché «hucusque sua ora habent magno silentio fraenata». Non ci viene riferita alcuna notizia sulla morte di Regolo che ebbe luogo un 30 marzo.
La Vita posteriore offre maggior materiale della precedente. L’inizio è all’incirca simile. Regolo, discepolo di san Giovanni Evangelista viene a Roma in compagnia di Dionigi l’Areopagita ed entrambi vengono mandati in Gallia da san Clemente. Ma a partire da questo momento la leggenda si arricchisce d’un nuovo sviluppo. Dionigi stabilisce Regolo come primissimo vescovo di Arles, mentre lui stesso con Rustico ed Eleuterio si recano a Parigi. Qualche tempo dopo, Regolo apprende miracolosamente il martirio dei suoi tre compagni. Questa rivelazione gli vien fatta in un modo assai insolito: mentre egli celebrava la Messa e stava recitando i nomi degli apostoli (senza dubbio al Cómmunicantes), senza riflettere, spinto da un moto interiore, aggiunge «et beatis martyribus Dionysio, Rustico et Eleutherio». Avvertito in tal modo, Regolo lascia la sua sede episcopale dopo avervi nominato un nuovo vescovo e va a Parigi dove fa apporre un’iscrizione sulla tomba dei martiri e consacra una chiesa in loro onore. Dopo ritorna a Senlis, dove il suo episcopato si svolge all’incirca non lo stesso schema della Vita precedente.
Che cosa si può accogliere di tutti questi fatti? Possiamo ammettere l’esistenza di san Regolo e si può fissare la creazione del vescovato di Senlis nella prima metà del secolo IV. Quanto all’apostolicità della sua missione, è un amalgama di leggende parigine ed arlesiane. Ricordiamo che è nel secolo VIII che a Parigi si fa di san Dionigi, vissuto nel secolo III, un discepolo di san Clemente, e che è nel secolo IX e lo si identifica con Dionigi l’Areopagita. Quanto alle pretese arlesiane all’apostolicità, esse sono anteriori, risalgono alla fine del secolo V e trovano la loro forma definitiva in san Cesario d’Arles (morto nel 534). Nondimeno - particolare importante - concernevano san Trofimo e non san Regolo, del tutto sconosciuto in quella città. Appare chiaro così il procedimento tenuto dagli autori delle Vitae di san Regolo.
La Vita secunda dedica due capitoli al culto e ai miracoli di san Regolo. Vi si narra che Clodoveo (morto nel 511) venuto un giorno a Senlis per venerare san Regolo nella chiesa dove era sepolto, pretese una reliquia e finì per ottenere un dente che venne tolto al corpo; ma subito la mente del re fu turbata e Clodoveo fu incapace di ritrovare la strada del ritorno. Per liberarsi da questa allucinazione, il re, su consiglio dei vescovi, dovette restituire la reliquia, costruire una nuova chiesa e dotarla. Ma c’è di più: ogni anno, per la festa del santo, una schiera di cervi coi loro cerbiatti si recavano piamente in chiesa, assistevano in ginocchio alla Messa eccitando i fedeli alla pietà; dopo si ritiravano ordinatamente per riunirsi ai loro simili e tornare alla vita naturale (generis sui contubernio jungi naturaeque suae voluptatibus satisfacere properantes). Siamo dunque in piena leggenda aurea. Insieme a numerosi altri miracoli è detto anche che Giuditta, la figlia di Carlo il Calvo, fu guarita da febbri continue per l’intercessione di san Regolo; per questo fatto il re e la regina offrirono doni al santuario. Non abbiamo purtroppo prove per sostenere tutte queste affermazioni. La prima testimonianza esterna che noi possediamo è l’iscrizione di san Regolo nel Martirologio di Usuardo nel secolo IX (30 marzo); mentre più tardi il Martirologio Romano faceva di questo santo un vescovo di Arles.


Autore:
Henri Platelle


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2019-06-10

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