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San Poppone Abate

25 gennaio

† 25 gennaio 1048

Rifiutò un vantaggioso matrimonio e si fece benedettino a Saint Tierry in Francia. Per le sue virtù, l'imperatore Sant'Enrico II gli affidò la direzione e la riforma dei monasteri reali.

Martirologio Romano: A Marchiennes nelle Fiandre, nel territorio dell’odierna Francia, san Poppone, abate di Stavelot e Malmédy, che diffuse in molti monasteri della Lotaringia l’osservanza cluniacense.


Poppone (lat. Poppo; fr. Poppo), il cui nome sarebbe una forma alterata di Roberto, nacque nel 978 a Deinze (Fiandra orientale) da una nobile famiglia. Il padre, Titzekin, morì sul campo di battaglia qualche mese dopo la nascita di Poppone e la madre, Adelwisa, donna di grande pietà, si dedicò con impegno all’educazione del figlio, destinato dapprima al mestiere delle armi.
Nel 1000 il giovane si recò in pellegrinaggio in Terra Santa e nel 1005 a Roma. Fidanzatosi con la figlia di Fromuldo, un nobile del seguito di Baldovino IV, conte di Fiandra, mentre era in viaggio per la celebrazione del matrimonio, giunto presso Sithiu, vide la sua lancia splendere improvvisamente nella notte come una torcia ardente. Scorgendo in questo fatto un segno divino, tornò indietro e si ritirò nell’abbazia di Saint-Thierry a Reims, dove ricevette l’abito monastico circa nel 1005.
A dirigerlo e ad insegnargli la pratica delle virtù monastiche fu l’abile Eilberto, che lo iniziò anche allo studio della filosofia e della teologia, senza trascurare quello dei classici latini e greci, specialmente di Omero e Virgilio. Un giorno si trovò a passare da Saint-Thierry Riccardo, abate di Saint-Vanne di Verdun e famoso riformatore monastico: egli seppe subito apprezzare le qualità e le virtù di Poppone e ottenne, non senza sforzo, che questi lo potesse seguire a Verdun (1008). Durante un suo viaggio in Fiandra, Poppone consigliò alla madre di ritirarsi a Verdun e Adelwisa si recò, infatti, presso Saint-Vanne e ivi visse da reclusa fino alla morte. Ben presto Riccardo, incaricato di riformare l’abbazia di Saint-Vaast di Arras, vi mandò in qualità di priore Poppone che strinse legami di amicizia spirituale con due monaci, Federico e Leduino, che sarebbero diventati poi suoi successori. Ma Riccardo, volendo che Poppone portasse a termine la sua formazione spirituale, lo richiamò a Saint-Vanne, e in seguito, nel 1015, gli affidò l’amministrazione del piccolo monastero di Vasloges, chiamato più tardi Beaulieu (Argonne).
Frattanto l’imperatore Enrico II, con l’appoggio dei vescovi Eriberto di Colonia e Walbodone di Liegi, faceva forti pressioni su Riccardo perché ponesse Poppone a capo delle abbazie di Stavelot-Malmédy dove, dalla morte dell’abate Bertrando (1020), la sede abbaziale era vacante e la disciplina, in questo monastero doppio, s’era molto rilassata. Riccardo, malvolentieri, si separò dal suo discepolo preferito; alcuni autori sostengono che in questa occasione nascesse tra i due santi riformatori un attrito, ma nulla autorizza una simile ipotesi. Riccardo, anzi, continuò ad inviare lettere piene d’affetto a Poppone. Se questi divenne indipendente rispetto a Verdun, non fu certo un’eccezione, poiché avvenne la stessa cosa per tutti i superiori che Riccardo aveva posto a capo dei monasteri affidatigli.

A Stavelot Poppone ricondusse la vita monastica ad una disciplina più austera, si prese cura della formazione intellettuale dei monaci e, a tal fine, fece venire come maestri Folcuino di Gembloux e Teodorico I, che più tardi sarebbe diventato abate di sant'Ubertà. Per dare maggiore solennità all’Ufficio divino fece edificare una chiesa maestosa, lunga circa cento metri, consacrata il 5 giugno 1040, e vi aggiunse una cripta i cui altari, dedicato l’uno alla Vergine e l’altro a san Maurizio, furono consacrati nel 1046. In seguito progettò la restaurazione di tutti gli edifici claustrali; inoltre, per i lebbrosi del luogo aveva già fatto costruire un oratorio che, il 24 dicembre 1030, era stato dedicato a san Lorenzo.
Allargando la propria attività monastica, frattanto, Poppone, sempre per le insistenze di Enrico II, nel 1022 aveva rivolto le sue cure all’abbazia di san Massimino a Treviri, mentre, nel 1021, su richiesta del vescovo Walbodone, aveva cercato, senza grande successo, di riformare san Lorenzo di Liegi. Verso la stessa epoca Poppone fece eleggere il monaco Erebrando abate di Saint-Ghislain; nel 1034 e nel 1040 si occuperà ancora di questo monastero. Secondo la Cronaca di Saint-Trond (la Vita di cui parleremo in seguito non fa menzione del fatto), Poppone in questo monastero sostenne, dopo la morte dell’abate Abelardo, la candidatura di Gontrano, caldeggiata dall’imperatrice Gisella. A Waulsort, ugualmente, dove la successione dell’abate Rodolfo (morto nel 1035) si rivelava difficile, fu l’abate di Stavelot, inviatovi dall’imperatore Corrado II, a far eleggere Lamberto, priore di san Massimino di Treviri.
Nel 1024, venendo incontro a un desiderio della contessa Matilde, sorella d’Ottone III, Poppone aveva fondato il monastero di Brauweiler (vicino a Colonia), ch’egli dedicò a san Nicola, il cui culto aveva introdotto a Stavelot.
Riportiamo l’elenco dei monasteri che furono oggetto delle cure di Poppone e che può darci un’immagine viva della sua opera riformatrice, estesa a tutta la Lotaringia. Citiamo i monasteri per diocesi: Treviri: san Massimino (sant'Eucario) ed Echtemach; Metz: san Vincenzo e Bouzonville; Spira: Limburgo sull’Haardt; Magonza: Weissenburg ed Hersfeld; Utrecht: san Paolo di Hohorst; Costanza: san Gallo; Liegi: Waulsort, Saint-Ghislain, Hastière e Saint-Trond; Cambrai: Hautmont; Arras: Saint-Vaast e Marchiennes. Egli contribuì anche alla restaurazione dell'abbazia di Saint-Evre (Toul) che era stata incendiata nel 1033 dal conte Eudes di Champagne.

Da lungo tempo gli storici hanno visto in Poppone e in Riccardo i continuatori della riforma cluniacense: si possono trovare molti punti in comune tra la riforma di Cluny e quella da loro operata, ma essi sono completamente indipendenti dai cluniacensi. Riccardo e Poppone infatti sono ben lontani dalla tendenza accentratrice di Cluny e rispettano l’autonomia di ciascun monastero, del quale solo responsabile è il capo, e che ha anche una regola particolare.
Poppone, nei suoi sforzi rivolti a una si larga restaurazione monastica, trovò numerose incomprensioni e contrarietà: ne sono piova le violente critiche di Ekkehard IV nei Casus san Galli, l’aggressione a mano armata che subì a Stavelot, il veleno che i suoi nemici gli avevano destinato a san Massimino. Tuttavia il santo riformatore ebbe numerosi successi: godette della venerazione del clero, dei monaci, dei laici; ebbe la fiducia dei vescovi e di tre imperatori; riuscì, come è noto, a riconciliare l’imperatore Corrado II con Enrico I, re di Francia.
Le virtù di Poppone, specialmente la sua mansuetudine, attiravano a lui tutti i cuori; la sua carità era rivolta soprattutto verso i poveri che egli beneficava con larghe elemosine. Di fronte ai grandi della terra, nonostante i favori che essi gli riservavano, seppe preservare là sua indipendenza. Profonda fu la sua umiltà: sotto Corrado II rifiutò la sede episcopale di Strasburgo che l’imperatore gli offriva con viva insistenza. Generoso con gli altri, Poppone era rigido con se stesso e s’imponeva un’ascesi rigorosissima. Non meno grande il suo spirito di pietà: il biografo racconta che, celebrando la Messa, il santo abate non sapeva trattenere le lacrime. Come i fondatori di Cluny, Poppone amava la bellezza del culto, favoriva la costruzione di ampie chiese monastiche, splendide per la loro architettura.
Durante la sua vita terrena il santo compì molti miracoli, tra i quali la risurrezione di un pastore ucciso da un lupo, episodio che l’iconografia ha più volte raffigurato.

Durante una visita ai suoi monasteri di Fiandra, a Marchiennes, Poppone fu colto dalla febbre e vi morì il 25 gennaio 1048. Il corpo fa riportato trionfalmente a Stavelot, deposto in un sarcofago di pietra e sotterrato, secondo il suo stesso desiderio, ai piedi dell’altare della Vergine, nella cripta della chiesa abbaziale. Sul suo petto fu posta la lettera sull’amore divino che Riccardo di Saint-Vanne aveva inviato un giorno al suo discepolo.
La prima biografia di Poppone, scritta ancor prima del 1064, fu redatta da Onulfo, monaco di san Pietro di Gent, sotto la guida di Everelmo, che era nipote di Poppone ed era stato formato alla vita monastica da Poppone stesso e da Riccardo. Everelmo, già prima del 1047, era succeduto a Poppone come abate di Hautmont. Inviato in seguito dal santo a Marchiennes, lo aveva potuto assistere nei suoi ultimi istanti e ne aveva poi trasportato il corpo a Stavelot. Ispiratore della Vita, Everelmo ne rivide alcune parti e curò egli stesso la compilazione di alcuni capitoli, che non si sono potuti indicare con sicurezza. Redatta, o almeno controllata da un ammiratore di Poppone, questa biografia merita fede, tanto più che l’autore non va alla ricerca del meraviglioso, come è accaduto per tante Vitae di santi dell’epoca.
Poppone non è mai stato un santo popolare: il suo culto è rimasto localizzato a Stavelot e, precisamente, alla cripta che in parte si trovava sotto il coro, in parte formava una costruzione indipendente. Soltanto nel secolo XVII, per le sollecitazioni del priore di Stavelot, Nicola Hocht, l’elettore Ferdinando di Baviera, principe-vescovo di Liegi e amministratore di Stavelot, fece procedere all’elevazione delle reliquie. La cerimonia, presieduta da Stefano Strecheus, vescovo suffraganeo di Liegi, avvenne il 1° agosto 1624; il 18 ottobre 1626 lo stesso Strecheus depose le ossa del santo in un busto reliquiario in argento dorato, opera dell’orafo Giovanni Goesin di Liegi. Il busto è alto novantadue centimetri e raffigura Poppone che tiene in una mano il pastorale di abate e nell’altra un modellino, assai idealizzato, della chiesa che aveva fatto ricostruire; a fianco gli è posta la mitra. La base è ornata di bassorilievi rappresentanti scene della sua vita.
All’appressarsi della Rivoluzione francese, l’urna di san Remado e il busto di Poppone furono trasportati oltre il Reno e affidati quindi il 10 novembre 1805 alla chiesa parrocchiale di san Sebastiano a Stavelot. Il sarcofago in pietra in cui era stato deposto il corpo, rimasto nella cripta di Stavelot dopo l’elevazione delle reliquie del 1624, fu riscoperto durante gli scavi del 1896 e trasferito al museo locale. Nel 1627 una parte del capo di Poppone era stata portata a Liessies, un’altra a Waulsort. Giacomo de Hubin, nel 1774, donò una vertebra all’abbazia di Brauweiler, su preghiera dell’abate Armando Heriger. Nel 1948, monsignor Kerkhofs, vescovo di Liegi, donò un’altra reliquia alla chiesa di Beaulieu (Vasloges), in ricordo del primo abate del monastero di questo nome.
A Stavelot la festa di Poppone cadeva il 25 gennaio; egli è ancora festeggiato nelle diocesi di Liegi (28 gennaio), Colonia e Treviri. Greven e Molano ricordano il suo nome nell'Autarium al Martirologio di Usuardo; successivamente Baronio lo introdusse nel Martirologio Romano, localizzando, però, erroneamente la morte ad Arras (Atrebati). I martirologi benedettini riportano anch'essi la memoria del santo abate. La Biblioteca Reale di Bruxelles (ms. 1813) possiede un Collectarium-capitularium che Poppone fece copiare tra il 1025 e il 1085.

Autore: Rombaut van Doren

ICONOGRAFIA
Suo attributo è il lupo (che del resto compare nello stemma di Stavelot) che aveva ucciso un pastore poi riportato in vita dalle sue preghiere. Questa figura appare nel busto reliquiario eseguito verso la metà del secolo XII da Godefroy de Huy (Museo d'Arte e Storia di Bruxelles) ed in quello seicentesco di Jean Goesin.

Autore: Angelo Maria Raggi


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2019-02-27

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